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Meteo, la profezia: "Tra 15 giorni il punto di non ritorno". Cosa faremo con l'acqua di fogna

Mancano 15 giorni al punto di non ritorno: gli esperti sono stati chiari, tra due settimane scatta l'effetto desertificazione. Insomma, se non dovesse esserci una inversione di rotta sul fronte climatico, questo meteo caldo e torrido ci porterà dritti dritti al disastro con i razionamenti e l'uso massiccio di autobotti per l'acqua soprattutto nel nord Italia. E a guardarci intorno pare che la situazione non migliori nemmeno nel continente europeo. Francia e Spagna stanno affrontando l'ondata di caldo più potente degli ultimi settant'anni. E così adesso in tutto il nostro territorio nazionale è scattata l'allerta.

 

Le Regioni che devono fare i conti con l'emergenza chiedono all'esecutivo Draghi il riconoscimento dello stato di calamità nazionale. E al di là dei sussidi da parte del governo verso le amministrazioni locali per gestire l'emergenza, manca un approccio strutturale che possa prevenire quanto accaduto in questi giorni. E a dare un'indicazione su come superare la crisi, come ricorda ilGiornale, è stato in una intervista a Repubblica Erasmo D'Angelis, dal 2018 segretario generale dell'Autorità di bacino del Tevere e dell'Italia centrale. Il piano per far fronte all'attuale emergenza siccità è il seguente: depurare le "acque reflue", per intenderci quelle delle fognature che sboccano a mare per poi trasformarle ad uso irriguo e industriale. Infatti come è noto sono due i settori piegati dalla siccità: quello industriale e quello dell'agricoltura.

 

Ma D'Angelis non si è fermato qui. Questo tipo di approccio, secondo l'esperto, potrebbe riguardare anche i bar e i ristoranti che sempre più hanno bisogno di acqua per le loro attività. In questo periodo sul totale dei prelievi di acqua, oltre il 50% è destinata all'agricoltura, il 25% alle nostre case e il 25% a uso industriale. Ora tocca alle fogne: ci salveranno dal disastro di Caronte?