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Onorevoli in trincea per il vitalizio

Il termine per presentare ricorso contro il taglio dei privilegi scade il 4 febbaio: aumenta la lista dei parlamentari che si ribellano

Lucia Esposito
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Il termine per impugnare la delibera sulle pensioni dei parlamentari scade il 4 febbraio. E negli ultimi giorni gli onorevoli si stanno dando da fare perché il  sistema contributivo applicato alle pensioni non va proprio giù ai parlamentari. Molti dicono di essere vittime di una persecuzione ingiustificata. E così alcuni di loro hanno deciso di fare ricorso contro il taglio dei vitalizi deciso a dicembre dall'ufficio di presidenza della Camera. L'organo a cui hanno fatto ricorso gli onorevoli, tra cui ci sono esponenti di Pd, Pdl e soprattutto Lega è il Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, un organismo che decide su tutte le controversie interne alla Camera. I deputati, a differenza di un normale cittadino, non devono fare ricorso al Tar, basta rivolegersi a questo speciale consiglio, un unicum in Europa. Ricorsi da Pd, Pdl e Lega - Il presidente del peculiare ogano è Giuseppe Consolo del Pdl, che ha riferito di una ventina di pratiche già arrivate, soprattutto. Tutti però vogliono rimanere nell'anonimato. Tranne uno, il deputato del Pdl Roberto Rosso che, al Corriere della Sera, conferma di aver fatto ricorso. "Certo che ho fatto ricorso. E' stata fatta una palese violaione delle norme. Sono alla quinta legislatura e avevo maturato il diritto di andare in pensione a 50 anni - spiega il deputato -. Ora, i diritti acquisiti sono intangibili. Per tutti evidentemente tranne per i parlamentari". Non vuole sentir parlare di Casta, Rosso: "Guardi che guadagno 60 mila euro, ho la segreteria a Vercelli e pago il rimborso spese di 7.500 euro, vitto, alloggio e taxi. Ho persino rinunciato alla seconda pensione da avvocato unico in Parlamento". Il deputato Pdl sembra un fiume in piena: "Lo sa che siamo la sola categoria che è tagliata 2000 euro? E che abbiamo la tassazione al 63 per cento?". Rosso non indietreggia nemmeno quando gli fanno notare che non è un bel segnale, in tempo di crisi, farsi annullare i tagli ai vitalizi. "Senta, questo sembra un Paese di cretini. Se dobbiamo implorare la povertà genuflessa come valore principe, facciamolo. Ma molti dirigenti dello Stato guadagnano più di me".

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