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E i 5 stelle usano (male) il job act di Renzi

14 Luglio 2015

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E i 5 stelle usano (male) il job act di Renzi

E’ scritta in burocratese, come capita nelle fredde relazioni ai bilanci. “Si rileva altresì che il gruppo ha provveduto a trasformare n.25 contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, per effetto della applicazione della Riforma del Lavoro intervenuta”. Addirittura con la maiuscola: “Riforma del Lavoro”. E’ quella di Matteo Renzi, il famoso e criticatissimo “job act”. La notizia non è in quei 25 contratti. E’ in chi ha firmato quell’annuncio così pomposo: “Vincenzo Caso– tesoriere, Cristina Gubinelli– direttore amministrativo”. Sono gli amministratori del gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera dei deputati, e quella è la relazione al loro bilancio 2014.Dunque è il Movimento 5 stelle il primo ad avere utilizzato il job act dopo averlo criticato, e già questo è curioso. Ma l’ha fatto nell’unico posto in cui non avrebbe dovuto: i dipendenti dei gruppi parlamentari sono a tempo determinato in tutto il mondo. Le legislature si sciolgono e chi viene dopo deve prima essere votato dagli elettori, e poi avere la libertà di scegliere i collaboratori che preferisce. Averli trasformati in dipendenti a tempo indeterminato significa legare le mani in futuro a chiunque verrà. E scaricare per sempre sulle tasche degli italiani quel personale. Esattamente come hanno tragicamente fatto democristiani, socialisti e comunisti nella Prima Repubblica, tanto è che ancora oggi i gruppi parlamentari sono costretti ad attingere parzialmente dall’elenco di quei vecchi assunti, altrimenti non prendono i contributi dovuti dalla Camera.

C’è dunque una certa ingenuità in quell’utilizzo del job act fatto dal M5s e più volte ricordato nella relazione di bilancio. Nel gruppo ci sono ora 39 dipendenti, di cui solo 10 a tempo determinato. Il 2014 si chiude comunque con un avanzo di amministrazione di 961.884 euro (erano 1.753.638 euro nel 2013), dopo avere incassato un contributo pubblico erogato dalla Camera di 4.386.625 euro (erano stati 3.798.912 nel 2013). Oltre che per il personale i fondi pubblici sono stati spesi per “l’avvio di un progetto di organizzazione/strutturazione della comunicazione attraverso i social media, Twitter, Facebook, etc., affidato alla Web Side Story”. Questa volta non c’entra Gianroberto Casaleggio, dunque. “Con tale società”, spiega il gruppo M5s, “dopo un iniziale periodo di valutazione, abbiamno stipulato un contratto di più ampio respiro che ci consente di adottare strategie comunicative più incisive ed integrate sui social, in modo di informare sempre meglio i cittadini sulla nostra attività parlamentare”.

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • claur

    19 Luglio 2015 - 11:11

    Bravo pestifero! Condivido in pieno quanto indicato.

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  • pestifero

    16 Luglio 2015 - 11:11

    Articolo imbarazzante! Se non sapete di cosa state parlando forse sarebbe meglio informarsi e poi parlare...detto da chi difende partiti che hanno votato per la legge Fornero, hanno votato tutte le leggi di Monti e poi lo hanno attaccato su tutto. Ma siete giornalisti o cosa?

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  • peppefreddi

    15 Luglio 2015 - 16:04

    Meno birra, prego.

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