Cerca

Il Pd è lobby continua. Attenti gialloverdi ai favori per i re del tax free shopping!

6 Settembre 2018

0
Il Pd è lobby continua. Attenti gialloverdi ai favori per i re del tax free shopping!

Una volta la sinistra italiana si contraddistingueva per la sua capacità di fare “lotta continua”. I tempi sono cambiati, e non è detto che sia un male. Oggi però il principale partito di quell’area, il Partito democratico, è diventato “lobby continua”. Coccolato per troppo tempo in salotti e accarezzato dai poteri forti, è sempre in prima fila nel difendere gli interessi di gruppi nazionali e internazionali. Dopo le polemiche sul caso Autostrade e i favori dispensati al gruppo Benetton fin dal governo di Romano Prodi del 2007, ancora una volta il Pd decide di travestirsi da lobbista di lusso in questo caso per difendere il duopolio in Italia di multinazionali.

Il settore è forse meno noto di quello autostradale, ma con percentuali di redditività non meno interessanti: il tax free shopping. Che cosa è? Semplice: un sistema inventato anni fa un italiano- Arturo Aletti, grazie a cui i turisti extraeuropei che fanno shopping in Italia pagano al momento dell’acquisto l’Iva che poi viene loro parzialmente restituita a fine viaggio- di solito in aeroporto- grazie a un intermediario accreditato. Una rete di esercizi commerciali si è messa d’accordo con gli intermediari, espone un simbolo sulla vetrina del negozio con la scritta “Tax free” che indica la convenzione con l’intermediario accreditato, che poi si adopera a fare avere alla dogana l’Iva trattenuta al turista americano, cinese, giapponese, russo, australiano e così via. Trattenendo però la propria percentuale di intermediazione.

Il giro di affari è di circa 10 miliardi all’anno in Italia, e l’Iva da restituire quindi ammonterebbe a più di 2 miliardi di euro. Ma il condizionale qui è d’obbligo, perché dipende dalla commissione presa dall’intermediario, che spesso è molto alta e arriva a seconda dei casi fra il 30 e il 50%. Il sistema di fatto non è regolamentato, e capita che gli intermediari si mettano d’accordo con gli esercizi commerciali per fare un accordo a vantaggio di entrambi: commissioni alte, e una parte di queste retrocessa ai negozi che ci stanno. Il mercato italiano è di fatto dominato da due multinazionali: la Global Blue e Tax premier. Ed è chiuso ad altri soggetti, che pure provano a inserirsi come alcune interessanti e giovani start up (l’ultima è la Stamp fondata da Stefano e Michele Fontolan insieme a Federico Degrandis e Wagner Eleuteri).

Ed è qui che entra in scena il Pd. Per aprire il mercato a soggetti terzi e spazzare via quel grigiore che avvolge il settore doveva entrare in vigore dal primo gennaio scorso l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le transazioni del tax free shopping, cosa che avrebbe fatto emergere tutte le cifre un po’ oscure che oggi ci sono sulle commissioni. E che avrebbe consentito di fare giocare su quel mercato tutti ad armi pari. Ma in vigore la norma non è entrata a quella data, perché nella scorsa legislatura ci ha pensato il Pd Sergio Boccadutri a far passare un emendamento che faceva comodo a Global Blue e Tax premier, rinviando la fatturazione elettronica al primo settembre 2018.

La data finalmente è arrivata, nonostante le lamentele dei due monopolisti che fino all’ultimo hanno brontolato perché il primo rinvio non bastava, i software non erano abbastanza testati e le griffes del lusso non erano ancora pronte. Ma in Parlamento è di nuovo pronto il Pd della lobby continua a servire le due multinazionali del tax free shopping. Così nel fascicolo del milleproroghe ecco il nuovo emendamento Pd per spostare la fatturazione elettronica un altro po’, almeno al 15 novembre 2018. Boccadutri non è più stato eletto in Parlamento, così ci hanno pensato i renziani Mauro Del Barba e Silvia Fregolent che hanno firmato la loro proposta.

A differenza della scorsa legislatura il partito della lobby continua non ha più una maggioranza che veniva da un’alleanza truffa con Sel. Conta poco, ed è all’opposizione. Ma questi sono bravissimi a fare lobby, e pure capaci di convincere qualche collega leghista o pentastellato che in fondo lo chiedono i commercianti, e che il rinvio è così breve e non fa male a nessuno. In alto le antenne quindi, altrimenti gli unici a vincere sempre sono i soliti noti…

 

 

Arturo Aletti, Autostrade, Federico Degrandis, Global Blue, lobby, lobby continua, Mauro Del Barba, Partito democratico, primizia, Romano Prodi, Sergio Boccadutri, Silvia Fregolent, Stamp, Stefano e Michele Fontolan, Tax free, Tax premier, Wagner Eleuteri

Continua a leggere su L'imbeccata di Franco Bechis

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media