Netanyahu: "Gerusalemme è la nostra capitale"

Eleonora Crisafulli

"Gerusalemme non è una colonia, è la nostra capitale. Il popolo ebraico ha costruito Gerusalemme tremila anni fa, e continua a costruirla ora". A poche ore dall'incontro alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti,  il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, risponde in questi termini all'invito di rivoltogli da Hillary Clinton di non costruire nuove case a Gerusalemme Est e fare così un primo passo verso la pace. Scelte necessarie - Intervenendo all'Aipac, la più importante lobby ebraica d'America, il segretario di Stato Usa aveva detto nella mattinata di ieri che "lo status quo è insostenibile per tutte le parti in causa: promette soltanto nuove dosi di violenza". Per questo aveva invitato israeliani e palestinesi a riprendere i "colloqui indiretti", per rilanciare un possibile percorso di pace: "Il cammino da seguire è chiaro: due Stati e due popoli che vivono fianco a fianco". E se questo è l'obiettivo, costruire nuove case israeliane a Gerusalemme est "danneggia la fiducia reciproca, mette a rischio i colloqui indiretti" e indebolisce la capacità Usa di giocare "un ruolo unico e essenziale". Sono "scelte difficili ma necessarie". Ma Netanyahu non ci sta perché Gerusalemme è la città simbolo della storia e dell'identità di Israele e gli israeliani hanno quindi tutto il diritto di realizzare gli insediamenti che vogliono.