Civitavecchia, il sindaco chiude la centrale Enel

Eleonora Crisafulli

La centrale dell'Enel di Civitavecchia dove un operaio ha perso la vita sabato scorso si ferma nel giorno dello sciopero proclamato per ricordare l'ennesima morte bianca. Lo ha stabilito il sindaco Giovanni Moscherini annunciando, in accordo con il presidente della provincia di Viterbo e della provincia di Roma, «la chiusura della produzione della centrale Enel di Torrevaldaliga per il tempo necessario a fare chiarezza definitiva su quanto accaduto». Davanti agli operai della centrale riuniti, il primo cittadino ha ribadito che «tre morti in tre anni sono troppi» e bisogna evitare che simili episodi si verifichino: «I lavoratori non possono vivere nell'incertezza della sicurezza e l'unico modo per chiarire è capire cosa non va a garanzia del buon funzionamento dell' impianto». Nel periodo di chiusura - ha assicurato Moscherini - «utilizzeremo gli ammortizzatori sociali, probabilmente la cassa integrazione, per garantire un reddito». Omicidio colposo - Intanto la procura di Civitavecchia, secondo quanto si apprende, ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo dieci persone, tra le quali sette dirigenti e responsabili dell'Enel e tre delle ditte Guerrucci e Chiodi. A loro carico vi sarebbero responsabilità in merito alla mancata sicurezza del luogo di lavoro. È stato intanto trasportato nell'istituto di medicina legale dell'Università Tor Vergata di Roma il corpo di Capitani, su cui sarà eseguita l'autopsia. Lo sciopero - Stamani davanti alla centrale è iniziato lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil. Nessuno è entrato nello stabilimento,  dove - protestano gli operai - «l'Enel ci manda ogni giorno allo sbaraglio». Insieme si ricorda il collega Sergio Capitani, 34 anni, da sei al lavoro dentro l'impianto per la ditta Guerrucci, una di quelle che da molti anni si occupano della manutenzione per la centrale dell'Enel. Insieme a loro c'è anche Antonio Cozzolino, il cui fratello Michele è morto dentro questi cancelli nell'ottobre del 2007 a soli 50 metri da dove sabato c'è stato l'incidente mortale. Lui non lavora alla centrale ma ad ogni occasione viene a rivivere i momenti terribili della morte del fratello insieme agli operai. Dopo quello di Cozzolino, nel giugno del 2008 a morire per un incidente sul lavoro all'interno della centrale fu lo sloveno Ivan Ciffari, precipitato da 30 metri di altezza.