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Unicredit, passo avanti verso il riassetto

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Accordo con i sindacati. Entro il 2013 in pensione 3000 dipendenti, con stabilizzazione dei 1000 apprendisti

Roberto Amaglio
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E' stato raggiunto all'alba, dopo lunghe trattative, l'accordo tra sindacati e Unicredit sul piano di  riorganizzazione "One4c", riguardante il quadriennio 2010-2013. Il piano esodi lavoratori riguarderà nel prossimo triennio 3000 dipendenti, a fronte delle richieste che puntavano alla fuoriuscita obbligatoria di 4.700 persone (600 del vecchio piano di integrazione Capitalia). Pensionamenti - L'accordo, si sottolinea in una nota della Fabi, prevede una fase di uscita volontaria e incentivata in base all'età per tutti coloro che sono già in possesso dei requisiti pensionistici o che li matureranno entro il 31 dicembre 2013. Il lavoratore potrà scegliere la propria uscita alla maturazione del requisito o direttamente alla maturazione della finestra. Le parti hanno stabilito una fase di verifica che si effettuerà entro la fine del mese di novembre per un'analisi "congiunta e dettagliata" di tutte le dinamiche occupazionali per verificare il raggiungimento dei numeri di uscita prestabiliti nell'accordo. In assenza del raggiungimento di tali numeri, si procederà ad avviare le procedure di legge per rendere obbligatoria la fuoriuscita dei lavoratori di ogni ordine e grado in base alla maturazione del requisito pensionistico Ago. Assunzioni - In entrata, invece, è prevista la stabilizzazione dei 1077 neoassunti con contratto d'apprendistato. Nell'ambito del triennio l'azienda procederà ad effettuare mille nuove assunzioni e, entro la fine dell'anno in corso, le altre 121 già previste da precedenti accordi. "E' stata una vertenza difficile - commenta Mauro Morelli, segretario nazionale Fabi - perchè volevamo garantire, oltre alle nuove assunzioni e alla stabilizzazione di tutti i precari, degli incentivi economici per quei 3000 lavoratori che volontariamente sceglieranno di andare in pensione o in pre-pensionamento. Siamo soddisfatti dell'obiettivo raggiunto". Un accordo "che permette una migliore razionalizzazione dei costi senza tuttavia calpestare professionalità e diritti dei lavoratori". Obiettivo raggiunto "grazie allo spirito unitario di tutte le organizzazioni sindacali che, senza divisioni ideologiche, hanno lavorato esclusivamente per il bene dei lavoratori".

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