Fli aggredisce Belpietro. Ma la procura indaga

Giulio Bucchi

"Tesi folli", "Storielle ridicole", "Roba da Carnevale". L'allarme lanciato da Libero sul presunto attentato-boomerang progettato nei confronti di Gianfranco Fini colpisce tutti, tranne i finiani. Che se la prendono proprio con Libero e il suo direttore Maurizio Belpietro, autore dell'editoriale che ha portato alla ribalta veleni e strategie della tensione del sottobosco italico. Se per i futuristi le parole di Belpietro sono fantasie, non la pensa esattamente così la magistratura che vuole vederci chiaro.  La procura del tribunale di Trani aprirà un'indagine conoscitiva (senza ipotesi di reato) a guida del procuratore Carlo Maria Capristo. Nel pomeriggio, invece, Belpietro è stato ascoltato dal procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro. All'uscita, Belpietro si è limitato a dire: "Sono stato chiamato dal procuratore e sono venuto a riferire quello che ho scritto". FUTURISTI SCATENATI - Il più duro è il braccio destro del presindente della Camera e leader di Fli, Italo Bocchino: "L'editoriale di Maurizio Belpietro rasenta una patologia che riguarda certa stampa e qualche giornalista in particolare. Per far felice l'editore di fatto del suo quotidiano Belpietro ipotizza un attentato che ferisce Fini per danneggiare Berlusconi. Una tesi folle frutto di menti folli che la dice lunga sullo scadimento di certo giornalismo". "Se la storiella dell'attentato è ridicola - prosegue Bocchino in una nota - quella della prostituta modenese è ancora peggio e il tutto dovrebbe consigliare una vacanza al direttore di Libero. Se poi insiste per saperne di più di falsi attentati può chiedere al suo caposcorta e se vuole notizie su donne a pagamento deve rivolgersi ad altri palazzi della politica, certamente diversi da Palazzo Montecitorio". Dello stesso tenore i commenti degli altri futuristi. Per il deputato Antonio Buonfiglio, quanto scritto da Belpietro "è così risibile che ci sembra davvero ascrivibile alla categoria psicologica della 'proiezione'. Nel momento in cui ancora non si comprendono i contorni dell'attentato che lo ha visto coinvolto, il direttore di Libero crede o proietta a sua volta una ossessione: che tutti siano oggetto di possibili attentati o che addirittura vadano in giro a procurarsene uno". Sarcastico anche Carmelo Briguglio: "In attesa di conoscere a che punto sono le indagini sull' attentato a Maurizio Belpietro, che in materia di attentati misteriosi è ormai un esperto, il fondo è l'obiettiva prosecuzione della campagna intimidatoria contro Fini, condotta con modalità deliranti". Giuseppe Consolo sorride: "Qualcuno ha confuso il clima natalizio con quello di Carnevale, ove ogni scherzo vale", mentre Nino Lo Presti, segretario amministrativo di Futuro e Libertà, è sprezzante: "Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità di Libero è già perduta da tempo, non c'è bisogno di metterla in discussione". Nessuno di loro pare non aver colto il senso dell'editoriale: la denuncia di Belpietro e di Libero indica in Fini una pedina e una vittima, non certo il mandante né l'ideatore di una oscura trama che di politico ha ben poco. LA DIFESA - A difendere Libero è il solo Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "A prescindere dal merito dell'iniziativa giornalistica che ciascuno può apprezzare o invece giudicare sbagliata, il fatto politico grave della giornata è l`ennesima prova di doppiopesismo da parte di molti esponenti politici. Questi signori oggi sparano ad alzo zero contro Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, ma per mesi ed anni hanno strenuamente difeso Repubblica, L'Espresso, e una dozzina di altre testate protagoniste di un antiberlusconismo ossessivo. Se un'iniziativa giornalistica ruvida viene assunta da sinistra, allora partono gli elogi al 'free speech' e all'articolo 21; se la assumono Belpietro e Feltri, parte il ritornello sul dossieraggio e sul killeraggio".