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L'apocalisse di Pellegrin allo Spazio Forma di Milano

Prima retrospettiva italiana: 200 scatti di guerra del fotoreporter romano in mostra fino al 15 maggio.

Federica Lazzarini
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La prima grande retrospettiva italiana sul lavoro del fotoreporter romano Paolo Pellegrin è in mostra alla Fondazione Forma di Milano, con un titolo più che allusivo: Dies irae, sequenza del Requiem, preghiera cattolica per il riposo dei defunti. L'esposizione raccoglie oltre 200 immagini scattate da Pellegrin fra Kosovo e Libano, immagini di guerra che guardano il mondo dritto negli occhi e trovano il coraggio di raccontarlo. Paolo Pellegrin è nato a Roma nel 1964 ed ha iniziato a dedicarsi alla fotografia negli anni '80. Nel 1995 ha vinto il primo premio World Press Photo per il suo reportage sulla piaga dell'Aids in Uganda. Primo di una serie di riconoscimenti fra cui Kodak Young Photographer Award, Visa D'Or di Perpignan, il WPP 2000, categoria “People in the News” per il lavoro sul Kosovo e il prestigioso Hasselblad Grant. Nel 2002 ottiene l'Hansel-Meith Award e il primo premio al WPP, categoria “People in the News”. Nel 2005 vince il primo premio del WPP, categoria “Ritratti-Stories”. Nel 2005 è diventato membro della Magnum Photos, con cui collaborava del 1999. Pellegrin è uno dei fotoreporter più noti ed apprezzati al mondo, ha saputo raccontare storie difficili e tragiche come la guerra, la prigionia, il dolore della perdita in Kosovo e in Libano. "Il mio ruolo, la mia responsabilità, è di creare un archivio della nostra memoria collettiva”, dichiara il fotografo. La mostra Dies Irae rimarrà allo Spazio Forma di Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro 1, fino al 15 maggio.

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