De Benedetti e la salva-Silvio: prima grida poi si sfrega le mani

Giulio Bucchi

Prima si stracciano le vesti, poi si sfregano le mani. Sono i furbetti della sinistra, intesi come stampa e politici, che gridano allo scandalo per le cosiddette leggi ad personam poi e nel frattempo, zitti zitti, ricorrono a quelle stesse leggi tanto vituperate. Il caso in questione è la cosiddetta 'salva-Silvio', norma secondo l'opposizione fatta su misura per Berlusconi e la Mondadori che prevede la possibilità di estinguere le controversie tributarie pendenti in Cassazione attraverso il pagamento del 5% del valore della lite. Come ricorda Franco Bechis su Libero di venerdì 6 maggio, anche la società editrice del quotidiano Repubblica e del settimanale L’Espresso guidata da De Benedetti ha usufruito del cosiddetto “comma Mondadori” contenuto nel decreto legge sugli incentivi del marzo 2010 poi trasformato nella legge 22 maggio 2010 n.73. CORSI E RICORSI - Nel caso Mondadori il contenzioso riguardava il riconoscimento fiscale di un disavanzo di fusione di 641 miliardi di vecchie lire fra la finanziaria Amef e la casa editrice di Segrate che ne era direttamente controllata. Il fisco non passò la richiesta e così pretese 173,074 milioni di euro di maggiori imposte. In primo e secondo grado del processo tributario la Mondadori ha ottenuto ragione, e lo Stato (rappresentato dal ministro delle Finanze Vincenzo Visco) presentò ricorso. Era il 17 ottobre 2000 e 10 anni dopo, nel marzo 2010, non era nemmeno ancora stata fissata l'udienza per la discussione. La Mondadori, continua Bechis, si è così avvalsa della legge 73/2000 (grazie a un emendamento presentato dal pidiellino Alessandro Pagano il 28 aprile 2010 e non contestato da nessuno né in aula né in commissione) pagando il 5% delle maggiori imposte che le erano state chieste, e cioè 8,65 milioni di euro. Ne nacque addirittura una polemica politico-culturale, con gli autori 'di sinistra' della Mondadori pronti al boicottaggio della propria casa editrice, da Vito Mancuso a Roberto Saviano passando per Corrado Augias. Sta di fatto che anche la corazzata Repubblica-Espresso aveva un contenzioso con il fisco per un totale di 44,7 milioni di euro. Vista la legge 73 del 2010 hanno capito che la salva-Mondadori era anche un’ottima salva-Repubblica. E ne hanno chiesto l’applicazione “per l’annualità 1992”. Nel bilancio della Editoriale L’Espresso si spiega che il fondo rischi è restato lì invariato “in attesa della decisione della Corte di giustizia europea in merito alla compatibilità con le norme comunitarie delle agevolazioni previste dalla legge 73/2010 a cui la società ha aderito”. VANTAGGI BIPARTISAN - Ma il "condono riservato" e la "legge ad aziendam", così la definiva Repubblica, è tornata utile a tanti, a sinistra. La società Aquitania srl, controllata al 50& dalla moglie di Romano Prodi, Flavia Franzoni,  usufruiva del condono fiscale del governo Berlusconi. La  lista dei  condonati è lunghissima: dalla casa editrice dell'Unità alla Caf Cgil della Regione Lazio. Dalla holding immobiliare dei Ds fino a Beppe Grillo e Jacopo Fo.