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Diavolo d'un Giulio: nel testo inserisce patrimoniale-bollo

Nel decreto il ministro ci piazza l'aumento della tassa sul dossier titoli. Pari ad una impennata dell'attuale prelievo sui Bot

Andrea Tempestini
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Ufficialmente si chiama “bollo annuale sulle comunicazioni relative al deposito titoli”. Giulio Tremonti l'ha aumentato dal prossimo anno da 34,20 a 120 euro. Quasi quadruplicato. L'anno successivo aumenterà ancora. A 150 euro per chi ha nel conto titoli della propria banca meno di 50 mila euro, addirittura a 380 euro per chi è oltre quel tetto. Siamo nei guai con la finanza pubblica, e anche qualche aumento di bollo o imposta ci può stare. Tutti, ma non quello: perché rischia di trasformarsi in un vero e proprio naufragio per il governo che l'ha proposto. Forse i calcoli non li ha fatti nessuno, ma quel passaggio dagli attuali 34,20 euro ai 150 euro minimi a regime dal 2013 sono equivalenti per la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani a un aumento della tassazione sui Bot dall'attuale 12,5% al 35%. Per loro sarebbe convenuto, eccome, inserire fin da ora i Bot fra i titoli il cui guadagno viene tassato al 20%. Il governo l'ha escluso, per non turbare i mercati, ma poi ha fatto ben di peggio. Il superbollo contenuto nell'articolo 23 della manovra finanziaria non è infatti un optional: lo dovranno pagare obbligatoriamente tutti i risparmiatori che hanno un deposito titoli in banca. Quindi tutti i risparmiatori che hanno acquistato azioni e obbligazioni pubbliche e private oltre a tutti i possessori di titoli di Stato (Bot, Cct e Btp). Quanto valgono quei conti titoli? In media 25 mila euro. Il che significa che qualcuno ha risparmi molto superiori a quella cifra, altri molto inferiori. Ma la stragrande maggioranza dei risparmiatori ha depositato Bot, Cct, Btp, azioni e obbligazioni per un valore vicino a quei 25 mila euro. Poniamo che siano solo Bot. Oggi danno un rendimento vicino al 2 per cento. Cioè 500 euro per quei 25 mila euro. Sono tassati al 12,5 per cento, e quindi lo stato si prende 62,5 euro. Con il superbollo Tremonti chiede a regime a quei risparmiatori altri 115,8 euro (150 euro al posto dei 34,2 euro attuali), più o meno il doppio di quel che stanno pagando in capital gain. Se agli stessi risparmiatori si elevasse la tassa sui Bot dal 12,5 al 35% (prelievo mostruoso e del tutto fuori mercato), l'aggravio per il risparmiatore sarebbe di 112,5 euro. Cioè 3 euro meno del superbollo. L'esempio fa ben comprendere quale risultato reale provochi quel superbollo sui risparmi degli italiani. Immaginiamo che invece di avere i Bot i risparmiatori italiani abbiano su quel conto titoli 25 mila euro di Btp, il titolo che ha rendimenti più alti: il 5%. Tassati al 12,5% oggi fanno tornare nelle casse dello Stato 156,25 euro per ognuno di quei risparmiatori. Con il superbollo si aggiungono altri 115,8 euro. E cioè la stessa cifra che si otterrebbe portando la tassazione sui Btp dal 12,5% al 22%. Un disastro sicuro. Perchè la conseguenza è evidente: grazie a questo superbollo i risparmiatori fuggiranno a gambe levate dai titoli di Stato italiani. Già nelle prime ore post decreto Tremonti in molte banche si sono riversati i clienti preoccupati. E si sono sentiti consigliare la soluzione naturale: “se avete meno di 50 mila euro, chiudete i conti titoli perché non vi convengono. Investiremo i vostri risparmi in pronti contro termine che rinnoveremo ogni volta aggirando il superbollo”. La stangata di Tremonti su quel bollo è di fatto una vera e propria patrimoniale sulla ricchezza finanziaria delle famiglie come non aveva mai osato immaginarla nemmeno un Nichi Vendola. Agisce naturalmente anche su azioni e obbligazioni (per cui valgono i calcoli del Btp, difficilmente il rendimento è superiore al 5%), si unisce all'aumento parallelo della tassazione sui guadagni di borsa (capital gain) dal 12,5% al 20%. Così se fino a ieri l'Italia era il paese più conveniente per la tassazione delle rendite finanziarie, improvvisamente è diventata il paese meno conveniente con un tax rate effettivo oscillante intorno al 40 per cento. Ed è assai peggio di una patrimoniale vera sulle ricchezze finanziarie, perché colpisce indistintamente i guadagni e le perdite e non ha alcuna progressività. Tu perdi i tuoi risparmi e sei trattato dal fisco italiano esattamente come se guadagnassi vagonate di euro. Non c'è un paese al mondo in cui sia stato varato un sistema simile. Ed è probabile che al primo passaggio parlamentare dopo qualche dato fornito dai tecnici di Abi e Bankitalia il superbollo torni nei polverosi uffici che l'hanno partorito. Il rischio di una fuga generalizzata delle famiglie italiane (e anche di fondi e intermediari vari) dall'investimento in titoli di Stato è assai più dannoso di qualche entrata extra immaginata per risanare il bilancio pubblico. Se fa due conti sarà lo stesso Tremonti a ritirare l'improvvida patrimoniale. di Franco Bechis

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