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La lunga giornata del silenzio su manovra e caso-Mondadori

Prima il "no comment" di Napolitano. Poi i rumorosi non detti del Carroccio. Prima la frase sibillina di Frattini: alta tensione

Andrea Tempestini
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Alla fine il governo ha ritirato il Lodo Mondadori, nel pomeriggio una giornata scandita dai silenzi e dai non detti. E' stato lo stesso premier Berlusconi ad annunciare il passo indietro. La tensioni era alle stelle, e il Cav ha voluto sgomberare il campo dalle polemiche. La giornata era stata tesa dall'inizio, da quando il ministro Giulio Tremonti aveva annunciato l'annullamento della conferenza stampa in cui avrebbe presentato la manovra. Per il maltempo il titolare di via XX Settembre non aveva potuto raggiungere Roma, ma la circostanza aveva scatenato dietroscena e illazioni. L'incontro a cui dovevano partecipare anche i ministri Sacconi, Romani, Brunetta e Calderoli, è stato annullato all'ultimo minuto. I "no comment" della Lega - Ma quel che destava le maggiori preoccupazioni all'interno della maggioranza era il rumorosissimo silenzio della Lega Nord. A tenere banco era sempre la norma sul Lodo Mondadori, che aveva provocato il forte disappunto del Carroccio. Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli avevano appreso la novità con "sorpresa". Fonti vicine al Carroccio hanno fatto sapere che i vertici del partito, rinuniti in via Bellerio, la sede federale del partito, si sarebbero detti "stupiti" e "arrabbiati" per l'introduzione della disposizione. Dal solco del silenzio non è poi voluto uscire nemmeno Calderoli: "No comment, non posso commentare quello che hon ho visto né letto", aveva commentato con i cronisti che gli chiedevano dei malumori della Lega. Il silenzio di Napolitano - Sulla manovra era calato il silenzio anche del Quirinale, da cui era arrivato il primo non-commento. Giorgio Napolitano, cui spetta il compito di firmare il provvedimento, aveva spiegato: "Non dirò nulla. Sulla manovra, quando sarà il momento, conoscerete le nostre determinazioni". Così il Presidente della Repubblica, che era presenta al convegno Europa più democratica, aveva risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul testo trasmesso lunedì dal governo al Quirinale. Il silenzio, ai più, era sembrato un chiaro riferimento alla norma salva-imprese che avrebbe fatto slittare l'eventuale pagamento da parte di Fininvesta della sanzione in favore di Carlo De Benedetti. Giallo sul Lodo - In precedenza, ai suoi, Silvio Berlusconi aveva ribadito come quella sul Lodo Mondadori fosse "una norma sacrosanta: prima che una società debba pagare una somma superiore ai 20 milioni di euro, è lecito attendersi un giudizio che sia definitivo". Ma all'interno del Pdl continuava ad aleggiare uno strano clima di incertezza. C'è chi sostiene che la conferenza stampa di Tremonti sia stata annullata proprio perché il superministro non fosse a conoscenza dell'articolo salva-imprese. Eppure la circostanza pare strana: nella relazione tecnica del provvedimento la norma c'era, e difficilmente poteva essere sfuggita a Giulio. Sibilline anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini: "Sul tema non c'è stata discussione approfondita in Consiglio dei Ministri", aveva spiegato. Il titolare della Farnesina aveva poi aggiunto: "Si tratta di un principio che già esiste nel codice civile. Non c'è alcun intervento ad personam". "Tanto rumore per nulla" - Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, aveva cercato di stemperare la tensione con una una nota: "Non si capisce che c'entra l'evocazione del cosiddetto partito degli onesti con la proposta di rinviare a dopo il deliberato finale della Cassazione la conseguenza di sentenze civili per cifre superiori a 20 milioni di euro, 10 se è in primo grado. Si tratta - aveva proseguito Cicchitto - di evitare che eventuali rovesciamenti di giudizio prima che esso sia definitivo comportino per le parti conseguenze destabilizzanti. Si può essere d'accordo o meno sul merito della proposta, ma i toni da crociata che caratterizzano molti interventi ci sembrano appartenere al solito armamentario polemico". Sulla stessa lunghezza d'onda le dichiarazioni del segretario del Pri, Francesco Nucara, che ha sottolineato come "sul cosiddetto Lodo Mondadori si sta facendo tanto rumore per nulla. Si tratta di una sospensione fino al giudizio finale, e non di un annullamento". Anche per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, "la manovra è una norma equilibrata che dà certezza e tutela tutte le parti. Va valutata a prescindere dalla fattispecie a cui si applica anche se riguarda il premier". Per Sacconi le polemiche "sono frutto del clima politico particolarmente avvelenato". Le critiche di Vietti - Sulla norma che l'opposizione aveva già bollato come 'salva-Fininvest', ma che in verità avrebbe potuto salvare un ampio ventaglio di imprese italiane, si era abbattuta la scontata protesta del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, che aveva sostenuto che avrebbe potuto avere l'effetto "di violare il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge". Bersani, Di Pietro, Palamara - L'alzata di scudi era arrivata anche del segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, secondo il quale non abrogare la misura sarebbe equivalso a "un insulto al Parlamento". Poi il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, aveva dichiarato come a suo parere si trattasse di una norma "incostituzionale e criminogena". Dopo Vietti, aveva parlato anche il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara: "Se dovesse essere confermata si tratterebbe di una norma che nulla ha a che vedere con il tema dell'efficienza del processo civile, che determinerebbe un'iniquia disparità di trattamento, e che sarebbe, quindi, incostituzionale". Una lunga scia di polemiche spazzata via dalla - saggia - scelta di Silvio Berlusconi.

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