Ritorna il vento secessionista: "Ce ne vogliamo andare o no?"

Andrea Tempestini

Umberto Bossi, negli ultimi tempi - e in particolare dopo l'ultimo raduno di Pontida - è tornato a parlare, e spesso, di secessione. Ha chiesto alla Padania di "prepararsi" ad abbandonare l'Italia. L'ultimo spunto da cui ha tratto rinnovato vigore la tesi che affonda le sue radici indietro negli anni è la crisi economica e finanziaria: terreno fertile per far montare la rabbia della base leghista, che si chiede perché debba pagare di più. E così, nel solco del Senatùr, il quotidiano di famiglia, La Padania, è uscita con un editoriale durissimo dal titolo Italia, una "famiglia" da cui bisogna uscire. "Nessuno può vietare la secessione" - Incipit d'effetto: "Vogliamo evitare la catastrofe?". E la catastrofe è il default, il crac del Paese. Quindi Luciano Dussin spiega: "Se in famiglia uno lavora e tre mangiano, questi ultimi devono consumare trattando con chi ha i soldi e spendere di conseguenza. Inoltre, sulla cellula fondante l'umanità, la famiglia, nessuno può vietare la secessione. Vale a dire che se uno decide di andarsene dalla famiglia ha diritto di farlo". Quindi l'articolo prosegue nel parallelo. La famiglia, appunto, è l'Italia. E nel Belpaese soltanto quattro fratelli lavorano: "Piemonte, Emila Romagna, Veneto e Lombardia". Mentre di fratelli ce ne sono "almeno tredici che si fanno mantenere, perché la cassa è unica e hanno la maggioranza". Un conto per i quattro fratelli - Il problema, continua Dussin, è che "i debiti crescono e i quattro fratelli lavoratori si trovano strozzati dagli interessi bancari". La soluzione? Semplice: "Cosa resta da fare? Andarsene. Non serve nemmeno avvisare i tredici consumatori". L'alternativa sarebbe il fallimento. Convocare il Parlamento per chiedere di andarsene o di poter gestire le proprie ricchezze "è tempo perso: l'autorizzazione non arriverà mai". In verità, secondo La Padania, è possibile fare un tentativo "prima della secessione che non sarà indolore". L'ultima spiaggia è questa: "Aprire un conto nelle quattro regioni che mantengono le altre e farvi versare le tassse dei propri contribuenti". In questo modo, prosegue l'editoriale, "saremmo noi a decidere cosa dare agli altri, e se darlo". "Vogliamo andarcene o no?" - Ma La Padania non nutre fiducia nel fatto che la soluzione prospettata possa concretizzarsi: "Il referendum sulla Devolution è un altro esempio di come chi mangia lo stipendio degli altri non vuole cambiare, lascia parlare per far passare il tempo, ma alla fine vota contro". Il dito è puntato contro gli sprechi di Napoli, della Calabria e dei consiglieri della Sicilia. Quindi l'appello finale: "Allora, cittadini, associazioni di categoria, politici della Padania, vogliamo andarcene oppure no?".