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Carabinieri contro il sindaco: "Pisapia dà i numeri sul pizzo"

Secondo Giuliano a Milano: "Lo pagano 1 negozio su 5". Ma arriva la smentita del comadante provinciale: "Dati inattendibili"

Costanza Signorelli
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Milano come Palermo. Almeno secondo il sindaco Giuliano Pisapia, che il 19 settembre, durante la presentazione di un libro sulla criminalità organizzata, aveva lanciato l'allarme: «I reati di mafia sono 1.300 ogni giorno. Un recente rapporto della Dia dice che a Milano un negoziante su 5 subisce il pizzo». Il 20 per cento degli esercizi commerciali milanesi, per il sindaco, sarebbe «sottoposto quotidianamente al ricatto della criminalità organizzata». Cifre allarmanti: 6mila negozi su 30mila. Una denuncia forte, che aveva trovato spazio sulle prime pagine dei giornali, suscitando la preoccupazione dei cittadini. Peccato però che a quelle cifre, ma soprattutto a quel «recente rapporto» della Direzione investigativa antimafia non era stato possibile trovare un riscontro oggettivo. L'aveva detto subito la Confcommercio milanese. E l'aveva contestato anche Riccardo De Corato: «Vorremmo sapere da dove sono stati attinti i dati», aveva chiesto l'ex vicepresidente del consiglio comunale, «preoccupato» perché di quei numeri, «in Questura e in Prefettura, dicono di non saperne nulla». A quel punto, però, il tam tam dell'allarmismo era già partito e il Comune aveva accelerato sul progetto delle Commissioni antimafia. Ma la smentita ufficiale non si è fatta attendere ed è arrivata direttamente dal comandante provinciale dei Carabinieri, Sergio Pascali: «I dati del sindaco non sono attendibili», ha detto ieri il comandante alla stampa. «Stando alle proporzioni di Pisapia dovremmo avere circa 8 mila commercianti estorti». Ma quel numero - che secondo Pascali resta comunque «inferiore» - comprende l'intera regione e contempla anche casi che «non rientrano nell'ambito dei metodi tradizionali riconducibili alla mafia o alla 'ndrangheta». «Pisapia non fa certo una bella figura a essere smentito dai Carabinieri in tema di mafia a Milano», ha commentato il leghista Stefano Bolognini, assessore alla Sicurezza della Provincia. È gravissimo che un sindaco diffonda dati non provati, creando un clima di paura e insicurezza nella nostra città. Le istituzioni devono impegnarsi per aumentare la sicurezza percepita dai cittadini e non il contrario. A questo punto il sindaco precisi la portata di quelle cifre e si spieghi meglio, invece di ricorrere alla consueta demagogia». Un monito che ritorna nelle dichiarazioni di De Corato: «I numeri fasulli dati dal Sindaco hanno fatto titoli sui media e hanno fatto male a Milano, dipinta come una città dove il pizzo e l'usura la fanno da padroni più che in qualsiasi parte d'Italia, Palermo compresa. Dopo questa gaffe dovrebbe chiedere scusa ai milanesi».E proprio dal sindaco sono arrivate ieri parole di giustificazione: «Sono stupito», ha detto Pisapia. «Il Comandante Pascali dovrebbe sapere che il numero delle denunce non può essere considerato come rappresentativo del fenomeno, ma è solo la punta di un iceberg. L'ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia stima che in Lombardia ci sia la più pressante presenza della ‘ndrangheta fuori dai confini calabresi - ha spiegato Pisapia - Il Comune vuole contribuire a contrastare questi fenomeni insieme alla magistratura e alle forze dell'ordine». di Linda Stroppa

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