L'ultimo saluto a Marco In 20.000 al funerale

Costanza Signorelli

Inizieranno tra poco, nella chiesa di Samata Maria Assunta di Coriano, i funerali di Marco Simoncelli. Fuori ci sono almeno 20.000 persone pronte a dare l'estremo saluto al campione.  All’interno della chiesa saranno ospitati solo famigliari, amici stretti e autorità. Tutti gli altri potranno assistere alla funzione dai maxischermi di Coriano e di Misano, dove le autorità devieranno la folla di gente prevista. Annunciate le presenze di Valentino Rossi (che sarà al fianco della famiglia) e Alberto Tomba. Con ogni probabilità non ci sarà Marco Melandri, che ieri è andato a far visita alla famiglia di Simoncelli. «Sono venuto a salutare Marco, a salutare un amico. Non so se sarò al funerale ci sarà tanta gente. È giusto che lo salutino anche gli altri». Toccante la testimonianza di Aldo Gandolfo, portavoce del team Gresini. «Con Dovizioso erano rivali, ma Andrea mi ha chiamato dicendomi: “Sono due giorni che piango”». Intanto resta esemplare l'atteggiamento dei genitori di Marco Simoncelli, che hanno permesso a tutti i suoi fan di offrire l'ultimo saluto al campione. Solo un vetro tra lui e la folla accorsa per visitare la sua camera ardente. Marco come Villeneuve, Marco come Pantani, figli di un dio beffardo che prima dà e poi toglie. Marco riposa, il volto sereno, bellissimo, ma i suoi ricci sono lì irrequieti, sembrano attendere ancora il vento di una corsa in moto per scompigliarsi, annodarsi, trasformarsi in fili d’oro sotto i raggi del tramonto romagnolo. Dopo l’ultima notte trascorsa nella sua casa di via Armellini, ieri mattina il Sic è arrivato nella camera ardente pubblica allestita nel Teatro Comunale La Corte, portato a spalla dagli amici di Coriano che, a turno, vestiti con  la maglia celebrativa “Ciao Marco 58”, lo hanno vegliato per tutta la giornata, angeli fra gli angeli in mezzo ai quali il Sic probabilmente sta già derapando di brutto. Per tutto il giorno insistenti gocce di pioggia, come lacrime che cadono da chissà dove, hanno accompagnato un’instancabile processione dicono di almeno 15mila persone. Mentre Coriano diventa un santuario a cielo aperto e “Siamo solo noi” di Vasco  ti fa rabbrividire più di un requiem: fan, nonni, genitori, persone qualunque desiderose di porgere omaggio a quel ragazzo forse troppo tardi scoperto «uno di famiglia». A turno sono sfilati intorno alla bara coperta con una lastra di crtistallo. La barbetta incolta, una maglietta grigia e un paio di jeans, quelli che amava indossare nelle sue giornate di 24enne, quando passeggiava per le strade del paese insieme alla Kate. Solo sulle mani i segni della terribile caduta. No, non c’è nulla di macabro. La scelta di babbo e mamma è un altissimo atto di ringraziamento sia verso Marco, per averli resi «genitori fortunati», sia verso quanti lo hanno applaudito in vita e adesso lo rimpiangono e sommergono di affetto. Rossella e Paolo, mai sfiorati neanche «nell’anticamera del cervello» dal rimpianto di non aver scelto per lui un’altra strada, sono frastornati per l’incolmabile perdita e insieme per l’amore dimostrato loro anche da perfetti sconosciuti. Una decisione, quella di esporre Marco, che è conseguenza di quanto fatto martedì, quando hanno mostrato pubblicamente il loro lutto, aprendo la casa e il cuore a telecamere e cronisti, mandando all’aria i piani di quanti erano già a caccia di scoop o pronti a far retorica pelosa. Puff, tutto vanificato da una purezza che commuove e affascina, e trova mirabile compimento nell’esclamazione di Fausto Gresini, team manager di Marco che solo ieri confessava: «Non ci rendevamo conto nemmeno noi di quanto fosse amato». Rossella e Paolo lo hanno capito e hanno voluto concedere a tutti la possibilità di salutare  Marco, un patrimonio di tutti gli italiani, lui che si considerava ricco solo perché al supermarket poteva comprare tutto ciò che gli andava. E si parla di un pacchetto in più di noccioline, non di supercar. Permetteteci un sospetto. Da tante bocche i Simoncelli sono stati definiti come una «famiglia normale». Se tutti fossimo «normali» come loro, il mondo sarebbe sicuramente un posto migliore. di Tommaso Lorenzini