La tassa sull'alcol è una roba da ubriaconi: va evitata

Andrea Tempestini

Il ministro ministro della sanità, Renato Balduzzi, dice: tassiamo le schifezze alimentari e l’alcool per finanziare la costruzione degli ospedali. Tasse su quel che fa male per dar soldi a quel che fa bene. Nulla di più sano. Invece è una trovata alla Superciuk. Un obbrobrio concettuale. Questa pessima idea buonista è una specie di bomba a grappolo, capace di scatenare errori a catena. Ragione per cui, sapendo in partenza di ometterne parecchi, guadagno sintesi procedendo per punti.1. Se ogni volta che serve un soldo si mette una tassa da due soldi potevamo risparmiarci di allontanare tante menti dagli studi e affidare il governo a Cetto Laqualunque. La spesa sanitaria va tagliata, non alimentata. L’imposizione fiscale in ragione della spesa pubblica fuori controllo è la corda che ci strangola, non la cima cui aggrapparsi. 2. Il ministro Balduzzi dovrebbe saperlo, visto che tiene corsi universitari sulla spesa sanitaria e, tanto per approfondire il tema sul campo, è anche presidente dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Speriamo non ci siano anche agenzie regionali per i servizi sanitari nazionali, da consultare assieme alle agenzie provinciali per la sanità municipale, da riunire con le agenzie comunali per la salute provinciale). Chiamare un conoscitore di quell’immane dilapidazione, uno che dovrebbe sapere che i farmaci cambiano prezzo a seconda della provincia e della regione, dovrebbe preservare dal sentirsi chiedere soldi da aggiungersi a tanto dissennata spesa. 3. Gli ospedali, comunque, si deve chiuderli, non costruirli. Ci servono grandi ospedali, con molte specializzazioni e dimensioni che li rendano economicamente sostenibili. Ci serve una rete di pronto soccorso cui ci si possa rivolgere per l’emergenza. Certo, sia il popolo che i politici si oppongono, lo so. Un tecnico potrebbe spiegare che è meglio prendere il treno per rendere visita al ricoverato che il tram per portare fiori al morto. Segnalando, comunque, che la sanità è un affare nel mondo e un debito in Italia, segno che il sistema va cambiato, non alimentato. 4. Essendo ministro del governo Monti, ovvero di un esecutivo che si ripromette di liberalizzare le professioni, potrebbe far tornare i medici a essere dei professionisti, anziché dei burocrati del servizio sanitario. Vuole un modello di riferimento? Le vecchie mutue: a. i medici venivano a casa; b. guadagnavano in ragione delle prestazioni (e non ti proponevano il nero senza iva); c. le mutue erano ricche. Bello, no? 5. Veniamo alla tassazione del junk food, del cibo spazzatura, delle schifezze. Una vera superciuccata (lo scrivo per i colpevolmente ignoranti: Superciuk viveva nel fumetto Alan Ford, di Max Bunker e Magnus, tutto made in Italy, era uno spazzino e prediligeva i ricchi, perché non sporcano, dopo l’esplosione di una distilleria aveva acquisito superpoteri). Dunque, signor ministro: mangio quello che mi pare. Se una roba è velenosa, proibitela. In caso contrario eviti di fare il moralista su quel che mastico. La tassa come sistema educativo è la premessa della frusta come mezzo espiativo e del rogo quale strumento redentivo. No, grazie. 6. In ogni caso, le assicuro che chiunque (tranne, forse, Bill Clinton) è in grado di capire che un bel filetto al barolo è migliore di una polpetta fritta, ma si dà il caso che il primo costi dalle dieci alle cento volte di più. Se vuol mettere tasse sui consumi poveri metta in conto la reazione dei poveri consumatori. 7. Vorrei sapere: pane e panelle (palermitano sono) è junk food? e le frittelle zuccherate fatte in piazza? e la frittura di paranza stradaiola? Farete una circolare esplicativa o un menù illustrativo? Mi chiami, la prego, ci voglio essere quando sosterrà che questa nostra memoria collettiva, questa proustiana reminiscenza è da considerarsi spazzatura tassabile. 8. E l’alcool (Superciuk aveva già avuto la sua dose etilica), non vorrò difendere anche quello! Certo che sì: Barbera e Champagne è il nostro brindar, e davanti a un fisco de vin quel fiol d’un can fa le feste, perché l’è un can de Trieste. Ma l’alticcio non sono io che difendo il bicchiere, l’ubriaco fradicio è chi non si ricorda che si tratta di una grande impresa nazionale, della quale dovremmo difendere e diffondere la qualità, oltre che l’educazione all’uso e l’orrore per l’abuso. In Cina se dici “vino” pensano alla Francia, e mi fa una rabbia incontenibile. Dovremmo aiutarla senza finanziarla, la nostra industria vitivinicola, non tassarla. 9. A proposito, signor ministro, la pizza è italiana, ma Pizza Hut è statunitense. Il gelato è italiano, ma nel mondo c’è Häagen-Dazs, a stelle e strisce pure quella. Lo spaghetto è solo italiano, e non ha catene mondiali. Non le punge vaghezza che punire e tassare è una pratica masochista? Mi fermo prima del decimo rilievo. La moda dei decaloghi mi fa orrore. Non sono fra quanti sognano che i tecnici risolvano i nostri mali, né fra quanti li considerano un male in sé (sono lì per colpa della politica, che ha fallito). Mi accontenterei del non sopraggiungere di nuove castronerie. di Davide Giacalone www.davidegiacalone.it