Con Monti premier spariti 25 miliardi dai conti correnti

Lucia Esposito

Banche, assicurazioni, energia, benzina. Sono i settori chiave dell’economia. Quelli che avrebbero davvero bisogno di una cura da cavallo di liberalizzazioni e che, invece, il Governo di Mario Monti non pare intenzionato a toccare, salvo qualche eccezione. Secondo la Cgia di Mestre, non è così urgente intervenire, a esempio, su taxi e farmacie, ma nei settori dove oggi i costi sono ancora altissimi  per i bilanci delle famiglie (e anche delle imprese).   Ecco qualche dato. Per il gas la spesa media annua di una famiglia è  di  986 euro, per i carburanti (benzina, gasolio)  897 euro, mentre l’energia elettrica incide per  588 euro. Di tutto rispetto anche il peso delle Rc auto sui portafogli delle famiglie: ben 522 euro, mentre i servizi bancari costano mediamente 260 euro l’anno. Invece quelle che per la Cgia sembrano essere le prime liberalizzazioni in vista pesano molto poco sulle tasche delle famiglie italiane: 48 euro l’anno i taxi, 126 euro l’anno i farmaci di fascia C. Sempre dall’analisi di alcune delle principali tipologie di beni e servizi che gravano sulle famiglie italiane, gli onorari dei liberi professionisti incidono mediamente per 213 euro ogni anno, i rifiuti per 208 euro, la distribuzione dell’acqua potabile per 193 euro, il trasporto pubblico locale per 167 euro e i trasporti ferroviari per 98 euro.  Il  comparto del credito avrebbe bisogno forse più di altri di una ventata fresca. Del resto, gli istituti sono stati accontentati con la manovra di Natale, con una serie di norme favorevoli (tra cui alcuni sconti fiscali e i conti correnti obbligatori per i pensionati). Fatto sta che la crisi sta ingessando il mercato e a novembre, stando alle statistiche della Banca d’Italia diffuse ieri, il ritmo dei prestiti è calato al 3,5% dal 4,2% di ottobre. I rubinetti allo sportello sono chiusi e qualche soluzione per interrompere il credit crunch e la corsa dei tassi di interesse sui (pochi) prestiti concessi sarebbe auspicabile. I dati di via Nazionale, poi, confermano che l’ipotesi di patrimoniale  (cioè una tassa una tantum sui depositi) aveva  scatenato il panico fra i correntisti. In coincidenza on l’arrivo del Governo di Mario Monti, il saldo totale dei conti correnti è crollato di 25 miliardi di euro (da 770 a 745) e sono scesi di ben 22 miliardi (da 149 a 127) anche i pronti contro termine. Vale a dire che dai  salvadanai dove viene parcheggiata  la liquidità di famiglie e imprese sono “spariti” ben 47 miliardi di euro. Denaro che non sembra rientrato nel circuito bancario. Il che, forse, dimostra che mettere paura ai contribuenti forse è la strada sbagliata. di Francesco De Dominicis twitter@DeDominicisF