Pdl, paura amministrative: occhio Cav, si rischia il crollo

Giulio Bucchi

Ha ragione Silvio Berlusconi quando dice che «è in caduta tutta la politica, non il Pdl». Ma è altrettanto vero che, in questa fase, è proprio il partito del Cavaliere il principale obbiettivo di «una azione di destrutturazione», come la definisce Luigi Crespi. Un’azione che, stando ai sondaggi, lo penalizza. Il fatto che questa disaffezione sia per buona parte compensata da un calo di consensi del Pd non è sufficiente a far scomparire le preoccupazioni in vista delle Amministrative di primavera. Nei prossimi mesi, infatti, saranno rinnovate le amministrazioni di molti Comuni. Sarà il primo banco di prova del sistema politico nella stagione dei “tecnici”. Gli ultimi dati a disposizione, raccolti dalla Swg, descrivono un Pdl al 23,5%, sotto di alcuni punti rispetto al Pd, al 26%. Un partito lontano anni luce dal 37,5% del 2008. Sale leggermente l’Udc, al 7%, ma il Terzo Polo è stabile per il leggero calo di Fli al 5,5%. La Lega, nonostante tutto, resta stabile al 10%. Ma i due dati clamorosi, sui quale concordano tutti gli esperti, sono altri: oltre il 40% degli elettori si dice oggi intenzionato ad astenersi, non votare. E sempre più italiani preferiscono i partiti “anti-sistema” o, comunque, critici nei confronti della larghissima maggioranza che governa il Paese. Tanto è vero che il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo viene quotato addirittura al 7,5%, contro il 7% di Sinistra e Libertà e Italia dei valori. Il gradimento del governo resta alto, al 57%, ma non si traduce in consenso per i partiti che lo sostengono. Anzi.  Sono dati, questi, sufficienti a far apparire lo spettro del ribaltone in alcune città governate dal centrodestra. Un rischio ancora più grosso a Sud, dove il Pdl non può contare sui voti in fuga verso la Lega, che ritornerebbero all’ovile in caso di alleanza a livello locale. Pericolosissimo il secondo turno, previsto per l’elezione del sindaco nei Comuni sopra i 20mila abitanti: lì i candidati del Pdl rischiano di finire travolti dalla somma dei voti ai partiti di sinistra e di quelli dell’antipolitica. Chi si è preso la briga di “proiettare” le stime nazionali sulle città ha finito per mettersi le mani nei capelli: 12 Comuni capoluogo potrebbero passare da destra a sinistra. Il foglietto gira e sta seminando il panico: dopo le “sberle” di Milano e Napoli sarebbe un duro colpo. «Il crollo dei consensi ai partiti è trasversale e viene calcolato su scala nazionale», frena Alessandra Ghisleri, fondatrice di Euromedia Research. «Per le Amministrative è diverso: lì conta il candidato, quanto è conosciuto, la qualità della proposta politica», aggiunge. Inoltre la disaffezione per la politica “nazionale” potrebbe non comportare affatto astensione nelle elezioni locali, dove il rapporto tra eletto ed elettore è più diretto, c’è una tradizione di affluenza altissima. Certo, sottolinea Ghisleri, «è necessario che emergano per tempo le proposte politiche, venga coinvolta la società civile; i partiti non devono lasciare il campo ai tecnici, ma tornare a farsi sentire, essere presenti nei territori, fare il loro lavoro». Fare presto, non a caso, è l’imperativo di Angelino Alfano. Il segretario del Pdl, ieri, è stato a Verona, una delle città dove si voterà in primavera. Verona, dove governa  il leghista Flavio Tosi, è anche un test sulla tenuta dell’alleanza Pdl-Lega, messa a dura prova dalla crisi del governo Berlusconi e dal sostegno degli azzurri al governo di Mario Monti. Tosi lunedì presenterà la sua lista civica e Alfano gli ha chiesto di arrivare presto ad un accordo. «Non siamo disponibili ad accettare di stare fermi fino all’ultimo secondo», ha detto. Le trattative con la Lega sono tutt’altro che facili, anche considerato che spesso i presidenti di Provincia al Nord sono leghisti e, con la cancellazione dell’ente, presto il Carroccio avrà qualche “inoccupato” in più da gestire. Ma c’è fiducia che si possa chiudere presto su alleanze e candidati vincenti. Più complessa la questione del consenso perché, come dice lo spin doctor Luigi Crespi, il Pdl è sotto attacco. «Queste liberalizzazioni sembrano una azione a target dove le categorie che vengono colpite e indotte a sacrifici per trarne “vantaggi per la collettività”, sono esattamente il cuore dell’elettorato Pdl». Fortunatamente per Alfano questa «fuga» degli elettori Pdl «non comporta, per ora, un aumento di consenso del Terzo Polo o del centrosinistra, ma finisce alla voce  astensioni o voti di protesta», aggiunge Crespi, già inventore del “contratto con gli italiani”. Niente è perduto, forse. Perché, come rileva, «in crisi è il concetto stesso di rappresentanza: anche i sindacati, per esempio, vengono contestati se e quando firmano accordi». di Paolo Emilio Russo