Italia, la recessione è realtà Monti contro Merkel e Sarkò

Andrea Tempestini

Le cifre sono impietose, per quanto attese ed annunciate dagli analisti, e fotografano un'Italia che è ufficialmente in recessione. Il prodotto interno lordo del Belpaese nel quarto trimestre del 2011 è calato dello 0,7% sul trimestre precedente  e dello 0,5% su base annua. La rilevazione dell'Istat nella stima preliminare conferma dunque che l'Italia è in recessione tecnica poiché per il Pil si tratta del secondo trimestre consecutivo di calo. E anche le previsioni non sono delle più rosee: la crescita acquisita per il 2012, quella cioè che si verificherebbe per il puro effetto trascinamento del 2011 se in tutti e quattro i trimestri dell'anno si registrasse crescita zero è negativa, pari a una flessione dello 0,6 per cento. Italia debole - Il risultato congiunturale complessivo è la sintesi di dinamiche settoriali del valore aggiunto positive per l'agricoltura, negative per l'industria, sostanzialmente stazionarie per i servizi. Nello stesso periodo, tuttavia, l'Istituto di statistica sottolinea come il Pil sia aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti contro un calo dello 0,2% nel Regno Unito e dello 0,6% in Giappone. In termini tendenziali, il Prodotto interno lordo è aumentato dell'1,6% negli Stati Uniti e dello 0,8% nel Regno Unito ed è diminuito dell'1,0% in Giappone. Monti contro Merkel - Logico, alla luce di questi numeri, guardare ancora all'Italia come la pecora nera dell'Eurozona 'forte'. Niente di più sbagliato, però, per il premier Mario Monti, che a Strasburgo davanti all'europarlamento ha ricordato come la soluzione alla crisi "sia a portata di mano", ma solo se tutti remano nella stessa direzione. "In Europa non ci sono buoni o cattivi", ha spietato il prof, e l'Italia ce la farà: "Siamo determinati a tenere di ordine i conti e a procedere con le riforme". Il problema è che le locomotive europee, Germania e Francia, per anni dell'Europa se ne sono fregate: "In passato hanno agito per conto loro", convinti che i problemi si potessero risolvere in modo bilaterale. Un ammonimento che forse oggi Sarkozy e Merkel rimpiangono di non aver seguito per tempo.