Se l'istruzione con i tecnici ridiventa soltanto rossa

Andrea Tempestini

Il Pd festeggia per la nomina di Luigi Nicolais a presidente del Consiglio nazionale delle ricerche: ha ottimi motivi per farlo. Sul fronte opposto, ma pur sempre all’interno della surreale maggioranza che sostiene il governo, il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, si lamenta perché quella di Nicolais «è stata una scelta che nessuno può definire asettica e neutra»: difficile dare torto anche a lui. Vincitore delle ultime elezioni politiche, il Pdl si avvia infatti a chiudere la legislatura privo di ogni rappresentanza nel governo dell’istruzione e della cultura. Di sicuro, non ha fatto molto per evitare che ciò avvenisse Nel poco tempo in cui è stato in carica l’esecutivo di Mario Monti, il partito di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano  ha incassato un colpo dietro l’altro. Ministro dell’Istruzione è diventato Francesco Profumo: tecnico di discreta fama, ben schierato a sinistra, tanto che nel 2010 fu a un passo dal candidarsi alle primarie torinesi del Pd. Sino a pochi giorni fa Profumo era anche presidente del Cnr e avrebbe mantenuto volentieri la carica. Sennonché l’Antitrust gli ha comunicato che l’incarico di controllore (ministro dell’Istruzione) non è in alcun modo cumulabile con quello di controllato (presidente del Cnr). Sono dovuti intervenire anche Giorgio Napolitano e Mario Monti, e alla fine Profumo è stato costretto a mollare il timone del Consiglio delle ricerche. Quando si è trattato di nominare il successore, la scelta si è ristretta ai nomi che pochi mesi prima avevano conteso l’incarico allo stesso Profumo: Luciano Maiani, Andrea Lenzi e – appunto – Nicolais. Maiani è un fisico di grande livello internazionale, ha già guidato il Cnr dal 2008 al 2011; collocabile nell’area laica di sinistra, ha un profilo tale che la sua nomina avrebbe messo tutti d’accordo. Lenzi, medico e presidente del Consiglio universitario nazionale, è dotato di una buona statura accademica e il suo nome non sarebbe spiaciuto al Pdl. Il settantenne partenopeo Nicolais invece è un discreto ingegnere chimico, ma prima di tutto, da tempo, è un esponente del Pd, vicinissimo a Giorgio Napolitano. Anche se nessuno se lo ricorda, Nicolais fu ministro della Pubblica Amministrazione nel secondo governo Prodi (dal 2006 al 2008) e in questa legislatura è deputato del Partito democratico, con l’incarico di vicepresidente della Commissione Cultura. Dei tre candidati, lui era di gran lunga quello con il profilo politicamente più schierato. Il che non gli ha impedito di vincere la corsa organizzata dal governo dei tecnici. Alle poltrone di Profumo e Nicolais il Pd intende presto aggiungerne una terza: la presidenza della commissione Cultura della Camera, ancora per pochi giorni affidata a Valentina Aprea, del Pdl. Quest’ultima è appena diventata assessore alla Cultura e all’Istruzione della giunta Formigoni. Al suo posto il Pd, in nome dell’alternanza, conta adesso - con ottime chance - di piazzare un proprio deputato: i pretendenti non mancano, a partire da Manuela Ghizzoni, vicina a Dario Franceschini (e quindi esponente dell’ala maggioritaria del partito) e dotata di un minimo di curriculum accademico. In realtà i numeri in commissione sono tali da consentire alla vecchia alleanza Pdl più Lega di imporre un proprio candidato, ed è scontato che il Carroccio (contrario anche alla nomina di Nicolais) non voterebbe mai per un esponente del Pd. Per ottenere la presidenza della commissione, insomma, il partito di Pier Luigi Bersani deve necessariamente avere l’appoggio del Pdl. Un primo accordo tra gli ex avversari, raccontano a Montecitorio, è già stato raggiunto, e se andasse in porto si avrebbe la conferma – tutt’altro che sorprendente, per la verità – che la coalizione che sorregge Monti è ormai diventata una vera e propria maggioranza politica. Infine c’è da nominare il direttore generale del ministero dell’Istruzione. Incarico sul quale la parola di Profumo avrà un certo peso, e che secondo tradizione – confermata anche durante i governi di centrodestra – è sempre andato a tecnici allineati con il Pds-Ds-Pd, provenienti dall’area di Luigi Berlinguer. Nessuno, nemmeno nel centrodestra, si attende che la prassi venga smentita proprio adesso. Così, da qui a breve, se non ci saranno improbabili sorprese, tutte le principali poltrone della gestione dell’istruzione saranno nelle mani di personaggi vicini al Pd. Cioè a quello che, sino a pochi giorni fa, era il grande sconfitto delle ultime elezioni. Comprensibile l’imbarazzo all’interno del Pdl. Cicchitto si lamenta per la nomina di Nicolais, altri azzurri dicono l’indicibile a microfoni spenti, ma più di tanto, in pubblico, nessuno ha il coraggio di attaccare. Nicolais, del resto, nell’estate del 2011, ai tempi del ministro Mariastella Gelmini, faceva parte della cinquina di candidati proposti per la guida del Cnr, dalla quale emerse vincitore Profumo. E poi sul nuovo presidente del Consiglio nazionale delle ricerche c’è la benedizione del suo concittadino Napolitano e di Monti, e il clima da grandi intese elettorali e istituzionali sconsiglia al Pdl prese di posizione troppo irruente. Tantomeno per questioni marginali come il governo dell’istruzione e della cultura. di Fausto Carioti