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Articolo 18: Camusso piange, ma le imprese pagano di più

Monti trova l'accordo con Alfano, Bersani e Casini. Ma la Cgil si mette subito di traverso: Si tratti con le parti sociali

Andrea Tempestini
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Il vertice tra governo e i leader Alfano, Bersani e Casini si è concluso a tarda notte portando a casa un'intesa sulla modifica dell'articolo 18 ispitata al modello tedesco che prevede sostanzialmente la possibilità per il datore di lavoro di licenziare per motivi economici, ma questa mattina, venerdì 16 marzo, il leader della Cgil, Susanna Camusso,  ha tirato il freno agli entusiasmi di governo e partiti. Ha precisato che gli accordi si fanno con le parti sociali. Parti sociali - Parlando a Firenze, a margine di un'iniziativa sindacale, Sull'articolo 18 "vedremo quali proposte saranno fatte. Quelle sentite fino ad ora dal Governo non ci convincono e non vanno bene. Per noi - ha proseguito Camusso - l'articolo 18 è una tutela generale. Ha una funzione di deterrenza rispetto all'arbitrio dei licenziamenti. Quindi la discussione deve partire dal salvaguardare questo principio. Abbiamo enumerato quali sono le cose necessarie per arrivare ad un accordo - ha detto ancora Camusso -. Manutenzione dell'articolo 18 può voler dire tante cose. Se uno ha davanti una macchina, manutenzione può anche voler dire cambiare il motore. Oppure può essere metterci l'olio". La Camusso ha sottolineato che la trattativa deve andare avanti con le parti sociali: "Vedremo cosa ci dirà il Governo al tavolo, martedì.ci aspettiamo delle risposte".  Ma se la Camusso piange le vere danneggiate dalla riforma del lavoro somo le piccole e medie imprese che rischiano di pagare i costi più alti, la Rete Italia Imprese, infatti ha minacciato la disdetta di tutti i contratti.    

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