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Ecco le nuove tasse sulla casa Imu e anche la patrimoniale

Governo pronto a esproprio: ogni famiglia spenderà 600 euro in più. La tassazione si sposterà dalla rendita a valore immobili

Giulio Bucchi
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Tasse dirette, rincari indiretti, addizionali comunali, balzelli statali. La nuova tassazione sulla casa che scatterà a giugno, così come deciso dal governo Monti nel cosiddetto decreto Salva Italia si preannuncia un vero e proprio bagno di sangue. Difficile anche stilare un elenco delle imposte aggiuntive che gli italiani si troveranno a dover pagare quando le disposizioni diventeranno operative. Intanto ci sono gli aumenti folli previsti come punto di partenza dalla manovra correttiva. Aumenti che scaturiscono dall'innalzamento delle rendite catastali (attraverso una revisione dei coefficienti per calcolare la base imponibile di un immobile) e dalla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa. Sulla base di questo semplice, ma devastante combinato disposto gli incrementi sono già notevoli. Basti pensare che sulla casa destinata ad abitazione con la nuova Imu si passa da zero ad una tassazione del 4 per mille, mentre per le seconde case l'aliquota base sale al 7,6 per mille. Il tutto sarà calcolato su una rendita incrementata generalmente del 60%, ma in alcuni casi anche di più. L'unica consolazione arriva per chi ha molti figli. Per la prima casa è infatti prevista una detrazione di 200 euro più 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni fino ad un importo massimo aggiuntivo di 400 euro. Ma questi valori, su cui ci si è arrovellati nei mesi scorsi con simulazioni, stime e previsioni sono soltanto l'antipasto di un bottino che sulla carta, in base alle stime contenute nella relazione tecnica alla manovra Salva Italia, dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 11 miliardi di gettito aggiuntivo, ma che in realtà, toglierà molti più quattrini dalle tasche di imprese e famiglie. Alle aliquote di base stabilite dal governo si aggiungono infatti quelle degli enti locali. Per la prima casa è prevista una forchetta dello 0,3%, per la seconda casa dello 0,2%. Si tratta di oscillazioni che il Comune può applicare discrezionalmente verso l'alto o verso il basso. In altre parole, l'Imu potrebbe anche essere alleggerita se il sindaco lo riterrà necessario. Cosa sta accadendo, secondo voi, nelle principali città italiane? I Comuni che hanno già deciso hanno caricato la nuova Imu più che potevano, quelli che ancora non lo hanno fatto (per il verdetto finale bisognerà aspettare il 30 giugno, termine entro il quale dovranno essere chiusi i bilanci preventivi) hanno annunciato che la caricheranno pure loro. Risultato: si parla di aumenti che possono arrivare persino al 200% sia per le abitazioni sia per i negozi. Tanto per avere un'idea, a Roma l'aliquota sulla prima casa è balzata del 5% e quella sulla seconda al 10,6%. Prendendo in esame una casa di 100 metri quadri in zona semicentrale nella Capitale si pagheranno 817 euro di Imu per l'abitazione principale e ben 1.230 euro per la seconda casa affittata o vuota, con un rincaro rispettivamente del 142% e dell'11%. A Milano, invece, si pagheranno (secondo alcune stime effettuate dal Sole 24 Ore) rispettivamente 213 euro e 1.325 euro, il che significa aumenti del 207% (nel caso di abitazione affittata) e 50,8% (nel caso di abitazione vuota). La situazione e per nulla rosea anche per le imprese. Secondo il Centro studi di Cofnagricoltura, ad esempio, la nuova Imu potrebbe costare complessivamente al comparto fino a 1,5 miliardi di tasse aggiuntive a cui va sommato un contributo compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro per l'accatastamento dei fabbricati rurali. Non va meglio ai negozi, dove il rincaro della tassa sulla proprietà del locali potrebbe arrivare al 210%, come nel caso del capoluogo lombardo. Ed è proprio qui che si incardina la la terza stangata. Il costo maggiore per attività commerciali e attività agricola si riverserà chiaramente sull'intero sistema dei prezzi al consumo, provocando un effetto indiretto che andrà comunque e sempre a colpire le tasche dei cittadini. Il calcolo complessivo della tripla bastonata scaturita dai provvedimenti del governo Monti è impressionante, soprattutto in tempo di crisi e di recessione, dove il lavoro manca e la casa resta l'unico bene rifugio di molti italiani. Per ogni famiglia l'esborso aggiuntivo potrebbe arrivare addirittura a 600 euro l'anno. A fare i calcoli sono state le associazioni dei consumatori, Federconsumatori e Adusbef. L'Imu», scrivono, «comporterà un aggravio medio di 590 euro annui a famiglia, calcolati contando gli effetti diretti e indiretti della tassa». La nuova tassa, infatti, «non avrà effetti solo in termini diretti per le abitazioni di proprietà o per le ricadute sugli affitti, con aumenti medi annui di circa 405 euro annui a famiglia, ma anche effetti indiretti, come le ripercussioni della rivalutazione dell'Imu per i locali commerciali e per gli uffici, e la reintroduzione dell'imposta sui casolari agricoli». Tutti elementi che determineranno inevitabilmente «un incremento di prezzi». Per queste ricadute indirette, ogni famiglia «dovrà sborsara 185 euro l'anno in più, pari ad un incremento dello 0,6% del tasso di inflazione». L'aggravio, secondo le associazioni, è «un'enormità viste le difficili condizioni in cui versano i bilanci familiari». Ma le sorprese non sono finite.  «Quarantunomila famiglie», quelle proprietarie di case di cooperativa, «appartenenti alla fascia economicamente più debole ed esposta della società italiana, rischiano di pagare dal giugno di quest'anno un onere per l'Imu nettamente superiore a quello che si applica ai normali proprietari di prima casa». Questa la denuncia dell'Alleanza delle Cooperativa, che denuncia l'effetto perverso della nuova Imu, che non equipara più gli alloggi sociali delle cooperative di proprietà indivisa e mista alle abitazioni principali dal punto di vista dell'aliquota ridotta. Risultato: l'aggravio annuo potrebbe raggiungere i 665 euro. Siete pronti? Considerato che nel 2007, con il precedente regime Ici, le stesse famiglie pagavano in media 47 euro l'anno, l'aggravio può essere quantificato in un +1.315%. Alla faccia dell'equità. di Sandro Iacometti [email protected]

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