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Bossi, caccia dei pmi al tesoro: lingotti, diamanti, case e terreni

Procure al lavoro per scoprire i movimenti del Senatùr. E l'ex tesoriere della Lega Belsito comprava preziosi

Giulio Bucchi
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Diceva Umberto Bossi che «a Milano le case si danno prima ai 42mila lombardi che aspettano un alloggio e non al primo bingo bongo che arriva». Curiosamente, le notizie più interessanti sulla consistenza del patrimonio immobiliare di proprietà sua e di The Family saltano fuori proprio in una conversazione intercettata dai giudici fra le utenze telefoniche intestate a un senegalese e di un bengalese. Che in pratica, secondo il gergo del Senatur, rientrerebbero nella categoria dei bingo bongo. In realtà, a parlarne sono l'imprenditore Stefano Bonet e la dipendente della Camera dei Deputati Lubiana Restaini. Per non essere beccati utilizzano, secondo la Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, «schede telefoniche internazionali e nazionali intestate a ignari cittadini stranieri e caselle di posta attive su domini internazionali».  Sono convinti di aver creato «una rete di comunicazione “clandestina”, per poter dialogare in modo sicuro e riservato» e spiattellano tutto quello che sanno sul piccolo impero intestato a Emanuela Marrone in Bossi. In totale, fra terreni, ville e cascine, si contano 18 proprietà immobiliari. Bonet e la Restaini ne citano 11, ma le ricerche svolte dalla magistratura al catasto ne indicano altri sette. La prima acquisizione risale al 1994, l'anno in cui il Carroccio va al governo per la prima volta, grazie all'alleanza con Silvio Berlusconi. Si parte con un terreno in condivisione al 50%, più tre terreni e un appartamento intestati alla moglie del senatur. Quattro anni più tardi, la coppia compra ancora, ma decide di blindare tutto in un fondo patrimoniale. Si temono azioni di risarcimento verso il segretario della Lega, pieno di querele. L'alternativa è intestare alla moglie, che dal 2001 risulta proprietaria di un fabbricato e di altri tre terreni. Nel 2002, ci si espande, con un altro terreno in comproprietà fra lei e il marito Umberto. Poi è la volta della villa di famiglia, la cui ristrutturazione sarebbe stata finanziata a spese del partito, che pare pagasse anche la polizza assicurativa della casa. Infine, l'affare del 2011, cioè la fattoria destinata al secondogenito del senatur, Roberto Libertà Bossi: una casa, un fabbricato per uso agricolo e cinque terreni, per un valore di 450mila euro, poco meno del prezzo dell'appartamento di viale Mugello, ricevuto cinque mesi prima in eredità da una militante del Carroccio e venduto per 480mila euro. È così che l'investimento di The Family giunge ad annoverare due case, due fabbricati e 14 terreni. Fra i beni rifugio, il mattone è considerato il più sicuro, ma non il più redditizio. Negli ultimi anni le quotazioni dell'oro hanno raggiunto record mai visti. Un'occasione che non poteva sfuggire all'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui fondi sottratti al partito. Secondo i magistrati della Procura di Milano, l'anno scorso avrebbe acquistato per conto del Carroccio lingotti e anche una discreta quantità di diamanti. Seguendone le tracce, gli inquirenti hanno intenzione di accertare se esistono cassette di sicurezza intestate alla Lega o allo stesso Belsito dove potrebbero essere custoditi, come è emerso dalla documentazione acquisita nei giorni scorsi presso la Banca Aletti, cinque chili in lingotti d'oro che sarebbero stati comprati dalla società «8853» di Pero (Milano) o diamanti acquistati dalla Intermarket Diamond Business per una somma di circa 100mila euro. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo a dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, hanno finora accertato che nel dicembre 2011 i lingotti sono stati comprati con assegni circolari del Carroccio e consegnati al partito. La caccia al tesoro padano è aperta e potrebbe riservare altre sorprese. di Andrea Morigi

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