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Jessica Notaro, la miss sfregiata dall' ex: dico sì alla pistola al peperoncino

17 Ottobre 2018

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Jessica Notaro, la miss sfregiata dall' ex: dico sì alla pistola al peperoncino

Continua a raccogliere consensi l' iniziativa di Libero, che dal 20 ottobre metterà in vendita con il quotidiano e a un prezzo speciale (43,50 euro), la pistola al peperoncino contro le aggressioni. Una pseudo arma assolutamente legale (vietata agli under 16), che non richiede il porto d' armi e spara ad una velocità di 180 km orari. Il liquido al peperoncino lanciato dalla pistola GA3, una miscela chiamata Piexol , provoca spasmi e nausea che durano circa un' ora, quanto basta per cercare una via di fuga dall' eventuale bruto. Pigiando il grilletto, si aziona un innesco a tamburo: parte un getto da otto piccoli fori in cima alla canna, che arriva fino a tre metri di distanza. Somiglia ad un' arma vera ed è molto più efficace del classico spray al peperoncino. Abbiamo chiesto un parere a due delle donne divenute emblema delle peggiori aggressioni.

«La pistola al peperoncino? Le mie amiche l' hanno già acquistata a San Marino. Nella città dove viviamo, a Rimini, non si può uscire dopo le 23 perché è troppo pericoloso. E ad ogni modo le donne ancora oggi non sono tutelate. Se ne sentono ormai di tutti i colori». Detto da Jessica Notaro, la modella riminese sfregiata con l' acido il 10 gennaio 2017 dall' ex fidanzato Edson Tavares, ora in carcere a Piacenza, fa un certo effetto. Lei che si è vista sbucare il suo ex con una bottiglietta di acido in mano mentre rientrava a casa, confida di avere oggi ancora paura ad uscire da sola quando calano le tenebre. «Ci sono aggressioni e aggressioni: la mia è stata mirata, e a queste non hai scampo. Per quelle casuali, invece, ben vengano tutte le forme di tutela».

ADDESTRAMENTO
E sottolinea: «Sono favorevole alla pistola al peperoncino, anche se ha due controindicazioni. La prima è che rischia di far effetto anche sulla donna che la usa, se non la sa maneggiare. La seconda, è che ha tutte le caratteristiche di un' arma e, come tale, potrebbe spingere l' aggressore a reazioni ancora più violente.
Potrebbe riuscire a strappartela per scagliarla contro di te.

Quindi occorre addestrare le donne ad usarla». La miss di Ballando sotto le stelle confida: «Sono per la legittima difesa, nel senso che se uno entra in casa mia con mia madre o mio figlio da difendere, lui da lì non esce vivo. Io non offro il cappuccino a chi usa violenza in casa mia, sparo. Siamo diventati troppo tolleranti, è assurdo che per colpa di uno straniero una donna debba essere costretta a lasciare la propria città. Sì, perché è solo questa soluzione che avrebbe potuto salvarmi, per evitare lo sfregio di quell' uomo».

LA DAREI A MIA FIGLIA
Serafina Strano è la dottoressa che fu aggredita, sequestrata e violentata il 17 settembre 2017, mentre prestava servizio alla guardia medica di Trecastagni, in provincia di Catania. Per quella notte di terrore, è stato condannato a 8 anni il 27enne Alfio Cardillo.
La dottoressa, 52enne, oggi lavora in ore diurne in una struttura per anziani. «Guardi, sulla pistola al peperoncino le dico subito come la penso. Da donna, sono pienamente favorevole, la prenderei a mia figlia, quell' arma ha un significato e può salvare. Anche se lascia un po' di amaro l' idea che non si trovino forme preventive per proteggere le donne. Da medico, perché è questa la figura che è stata aggredita quel 17 settembre, non credo abbia senso. Mi spiego: mi hanno detto alcuni colleghi che dopo la mia aggressione, nella struttura dove lavoravo a Trecastagni, hanno fornito le pistole al peperoncino ai medici. Questo non è giusto ed è una sconfitta, perché noi siamo dottori e non dobbiamo essere costretti a girare con una pistola al peperoncino. Ci dovrebbero difendere diversamente, ma ancora non ci si riesce, siamo indietro su tutto.

di Simona Pletto

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