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Il made in Italy che non ti aspetti

E' di Brescia il caviale che fa impazzire Putin

13 Agosto 2015

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E' di Brescia il caviale che fa impazzire Putin

Dalla Pianura Padana alla terra degli Zar. Tra le nebbie della bassa pianura c’è chi lo ha già ribattezzato come il nuovo “oro nero” capace di prendersi una buona fetta di mercato e palati russi. Così il caviale made in Lombardy ha conquistato anche Putin, tanto da essere risparmiato dall’embargo e rimanendo fuori dalla “lista nera” del Cremlino. Una garanzia soprattutto per la Agroittica Lombarda Spa di Calvisano (Brescia), il più grande produttore europeo di caviale e secondo produttore al mondo. Dalle vasche bresciane ogni anno vengono inscatolate circa 25 tonnellate di caviale all’anno e il suo prodotto top, una scatoletta da 1,8 kg di caviale Beluga, è venduto per 14 mila euro con il marchio di Calvisano. In Russia, dove non si è in grado di soddisfare la richiesta di caviale con la produzione interna, il caviale bresciano è venduto in confezioni “anonime” prive del marchio made in Italy. Tutto per assecondare le smanie nazionaliste di Putin e del sue popolo. Lo conferma Lelio Mondella, amministratore delegato della società: «Su quel mercato abbiamo dovuto mettere un marchio russo sulla confezione, evitando il “made in Italy”. I russi vogliono mangiare caviale russo. È comprensibile. Chi comprerebbe d’altronde un mozzarella made in Russia?». Insomma, il colosso fondato sulle uova di storione tiene il mercato sovietico grazie a un piccolo accorgimento sull’etichetta e alla bontà del suo prodotto, universalmente riconosciuto come «tra i migliori al mondo». L’azienda bresciana ha due linee di produzione, Calvisius e Ars Italica Calvisius, ed è l’unica al mondo a produrre 5 tipi di caviale ottenuti da altrettante specie di storione. A confermarlo, sulla terrazza del padiglione di Coldiretti a Expo, ieri è stato il presidente Ettore Prandini accompagnato da Matteo Giovannini titolare dell’azienda ittica Adamas Caviar di Pandino (Cr), uno dei 5 allevamenti italiani specializzati in questo prodotto di pregio. Sembrerà impossibile, eppure dal 2012 a oggi una tonnellata e mezza di caviale ogni anno parte dalla Padania alla conquista del mercato russo, per un affare che al dettaglio vale oltre 10 milioni di euro all’anno. Un mercato che non sembra conoscere crisi e oggi mantiene prezzi che vanno dai 2.500 ai 10mila dollari al chilo per le qualità più pregiate. Ma la particolarità del “Calvisius”, il caviale che ha conquistato Putin, è tutta «in una storia che affonda le sue radici in due elementi fondamentali come l’acqua e il fuoco». Negli anni settanta un gruppo di imprenditori decise di sfruttare le acque per il raffreddamento di un’acciaieria, trasferendo con uno scambiatore di calore il surplus termico del processo siderurgico alle acque pure di risorgiva, «ottenendo un habitat ottimale per alcune specie ittiche pregiate, tra le quali lo storione bianco». Da qui la produzione del Calvisius Tradition, un caviale lavorato in stile Malossol (ricetta tradizionale russa «con poco sale») e di qualità anche grazie alle caratteristiche uniche delle acque della falda di Calvisano. Oggi la produzione dell’azienda lombarda supera le 24 tonnellate e 19 finiscono all’estero. «Le nostre confezioni - spiegano a Calvisano - finiscono alle compagnie aeree come Lufthansa, Singapore e Thai. E poi Usa, Francia, Singapore ed Estremo oriente». Mercati importanti che, però, non possono competere con quello russo, dove il caviale di forgia bresciana sembra essere più apprezzato di quello locale. Questione di gusto, dicono gli esperti. La lavorazione di Calvisano, infatti, rispecchierebbe appieno la tradizione sovietica. Tanto è bastato per conquistare anche il palato di Putin. «Lavoriamo il prodotto con metodi tradizionali - hanno spiegato in azienda -. Seguiamo le ricette storiche». E gli Zar ringraziano.

di Giuseppe Spatola

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