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Bulgari celebra il serpente

13 Marzo 2016

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Bulgari celebra il serpente

Courtesy of Bulgari

Fino al 10 aprile il Museo di Roma- Palazzo Braschi ospiterà la mostra di arte, gioielleria e design SerpentiForm, ideata e realizzata da Bulgari con il supporto di Zètema Progetto Cultura e promossa da Roma Capitale- Sovrintendenza Capitolina ai beni Culturali. L'exhibit, curata da Lucia Boscaini, Bulgari Heritage Curator, racconta il serpente attraverso un percorso multisensoriale che parte dai gioielli antichi provenienti da Pompei e dal museo archeologico di Napoli per toccare opere d'arte contemporanea, fotografie ed illustrazioni artistiche, abiti vintage, costumi teatrali e cinematografici, fino ad arrivare a significativi oggetti di design.

Oltre 40 i pezzi unici della collezione Bulgari Serpenti, dal 1960 sino ad oggi, dimostrando la capacità evolutiva e creativa della Maison, che è stata capace di interpretare magistralmente questo rettile, simbolo di seduzione, rinascita e trasformazione. Da Oriente a Occidente, infatti, il sinuoso animale si è intrecciato con la storia dell'uomo, alimentando leggende e ispirando la produzione artistica in molti campi. 

«Nell’antica Roma come anche in Africa, monili a forma di serpente venivano forgiati e indossati come portafortuna, così come in India e in Cina i poteri divini del rettile sono stati tradizionalmente associati ai concetti di creazione, fertilità e immortalità», fanno sapere dalla Maison. «Negli anni Quaranta Bulgari ha colto la forza espressiva di questo segno così suggestivo reinterpretandolo per la prima volta in gioielleria con flessuosi orologi-bracciali divenuti, decade dopo decade, icone della sua audace creatività». 

Nei prestigiosi ambienti di Palazzo Braschi, dunque, è stato creato un allestimento innovativo che fonde antico e moderno. Tra i pezzi esposti, opere di Keith Haring, Niki de Saint Phalle, Alexander Calder, Mat Collishaw, Plaul Klee, Joana Vasconcelos, oltre alle immagini di Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Peter Hujar e Guido Mocafico, tutti con le loro interpretazioni del serprente come simbolo di metamorfosi e vanità. 

La mostra, poi, include importanti abiti vintage dei maestri della moda e una sezione dedicata ai costumi teatrali e cinematigrafici indossati da Elizabeth Taylor nel film Cleopatra del 1963. L'excursus sulle creazioni di Bulgari, invece, conta i primi modelli con la tecnica Tubogas fino a quelli più realistici con scaglie d'oro o rivestiti di smalti policromi.  

Tornando per un attimo all'edificio storico che ospita la mostra, progettato alla fine del Settecento dall'architetto Cosimo Morelli per papa Pio VI (che volle donarlo al nipote, Luigi Braschi Onesti), è uno dei più significativi esempi di gusto neoclassico a Roma, espresso in maniera magistrale nello scalone monumentale decorato con stucchi all'antica. Sul solco delle iniziative volute dalla maison Bulgari per supportare il patrimonio artistico e culturale della città, è stato finanziato il nuovo allestimento illuminitecnico dello scalone.

Il progetto è stato affidato a Luigi Bigazzi, fotografo italiano vincitore per sette volte del David di Donatello e artefice di capolavori come La Grande bellezza di Paolo Sorrentino, con la sponsorizzazione tecnica di Viabizzuno. Sempre grazie a Bulgari, è stato effettuato il trasporto e il posizionamento nell'androne del Museo della carrozza storica appartenuta alla famiglia Chigi, oggi intregrata nella collezione permanente della Sovrintendenza Capitolina.

A corredo dell'esposizione, il libro Serpenti in Art, progetto editoriale di Bulgari pubblicato con l'editrice Canvas. 

Maria Elena Capitanio 

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