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L'intervista

Luca Roda, il re delle cravatte

20 Agosto 2016

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Luca Roda, il re delle cravatte

La prima cravatta di Luca Roda risale al 1995. «Era classica, in seta blu, con disegni colorati, l’antitesi dell’istituzionale Marinella, stile british napoletano», ricorda. «Leggermente più stretta rispetto ai modelli che andavano di moda in quel periodo». Per l’imprenditore italiano di Sirmione, con un passato di rappresentante in Germania, fu subito un successo. «Un successo che devo alla mia sensibilità di comunicatore, una bellissima collezione se raccontata in modo sbagliato non va da nessuna parte». Le sue cravatte invece hanno fatto il giro del mondo, annodate al collo degli uomini più potenti del pianeta.

Da George Bush («color azzurro conservatore») a Bill Clinton («rosso democratico»), da Gerhard Schröder («classica regimental») a Nicolas Sarkozy («leggermente sottile»). Gli americani sono ancora «legati ai nodi un po’ grossi», ricordano quelli degli yuppies anni Ottanta. Young Urban Professional rampanti e sempre impeccabili, determinati anche nel look di ogni
giorno a ostentare il loro successo; a cominciare dalle cravatte dai nodi come limoni di Sorrento per quanto erano voluminosi che trionfavano «orgogliosi» sulle camicie bianche inamidate. Mentre per protesta i rockettari inglesi adottavano le slim (in pelle nera).

Chissà se aveva ragione Francois de la Rochefoucauld con la sua formula matematica:«Il nodo sta alla cravatta come il cervello sta all’uomo». E pensare che c’è chi si adopera per ore con costanza perché appaia annodata in tutta fretta. La cravatta, canone dell’eleganza, ne hanno fatta di strada, dalle bertinottiane, in puro cachemire, alle berlusconiane blu
a pois; dalle sempre gialle di Adriano Galliani alle tinte sgargianti di Gianfranco Fini. I suoi ambasciatori, li considera
Luca Roda. Le hanno indossate proprio tutti? «In tanti, attori del calibro di Dustin Hoffman e direttori come Ferruccio De Bortoli e Carlo Rossella, anche se ora ha smesso di portarle».

Come tanti altri uomini, a partire da Obama, è sempre più raro vederlo con la cravatta. Tanto che si è scomodato persino l’autorevole “New York Time” scrivendo: «La cravatta ha perso il suo potere». È così? «È come dire, diventeremo tutti vegani. Nella moda ci sono i corsi e ricorsi storici. Il dato reale purtroppo è che negli ultimi anni le vendite sono scese del 50 per cento. E non è che gli uomini siano diventati tutti più eleganti...». Dunque per usare le parole di Honoré de Balzac, «la cravatta ben messa è uno dei tratti di genio che non si analizzano né si insegnano: si sentono e si ammirano». «Sante parole. Da noi ci ha pensato Sergio Marchionne con il suo maglioncino a sdoganare il look “senza cravatta” dei grandi manager. Da lì
è diventata non più obbligatoria negli uffici, nelle banche.

Stiamo assistendo purtroppo a un appiattimento senza precedenti...». Cioè? «Oggi la cravatta la indossano gli uomini, per scelta, non per costrizione. È segno distintivo ed estremamente elegante. Perché secondo lei è bello vedere gli uomini con
l’abito sartoriale e le sneaker? Uno spettacolo orribile.Purtroppole scarpe da ginnastica sono uscite dalla palestra per finire sotto l’abbigliamento maschile sia da giorno, sia da sera. È così». Qual è la cravatta di questa estate? «Proporzionata,
ovviamente più stretta di quella di un tempo. E a righe».

All’inizio erano solo cravatte, oggi Luca Roda veste l’uomo dandy, ispirato al gentleman inglese. Ed è stilista, imprenditore,
modello... «Amo le sfide, nella mia azienda bonsai sul lago di Garda disegno e realizzo ormai ogni cosa con l’aiuto dei miei 30 collaboratori. Dopo le cravatte sono arrivate le Pashmine. La mia prima ambasciatrice è stata Lilli Gruber, le indossava
in tv durante i collegamenti come inviata di guerra in Iraq. Poi sono passato agli abiti da uomo, giacche, camicie, pullover, magliette. E alla fine i costumi».

Come sono le sue giacche? «Destrutturate e sfoderate, di 72 centimetri di altezza, per intenderci». Il suo giro d’affari?
«Quasi quattro milioni». Un consiglio agli uomini per essere davvero eleganti? «Non dovrebbero mai uscire di casa
senza giacca, e riappropriarsi della camicia bianca e delle scarpe fatte su misura».

di Daniela Mastromattei

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