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Terrorismo islamico

Giordano: "Siamo in guerra, bisogna schierarsi"

9 Gennaio 2015

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Giordano: "Siamo in guerra, bisogna schierarsi"

Una volta si diceva né con lo Stato né con le Br. Adesso si dice: in fondo se la sono cercata, come ha scritto il “Financial Times". Oppure: violenza genera violenza, come sostengono molti intellettuali. Oppure facciamo dei distinguo, come chiedono quasi tutti. Ma che diavolo di distinguo volete fare? Oggi non è il tempo dell’incertezza. Oggi è il tempo di schierarsi: o di qui o di là. O con il terrore o con la civiltà. O con chi uccide nel nome di Allah o con la nostra civiltà sotto attacco nei suoi valori fondamentali, a cominciare dalla libertà di stampa. In mezzo non si può stare. Perché chi sta in mezzo, quando comincia una guerra, è un complice del nemico. In altre parole, un traditore.

E guardatevi attorno: quanti sono i traditori della nostra civiltà. Quanti sono quelli che, più o meno consapevolmente, si macchiano del reato di intelligenza con il nemico. Ne siamo circondati. Da ogni parte. «Non provocate i musulmani», insiste ancora il Financial Times, che così individua definitivamente i veri colpevoli del massacro: non quelli che impugnano il kalashnikov ma quelli che impugnano la matita.

«La satira è violenta e la violenza genera violenza», mi spiega un amico della sinistra engagé. Sul Fatto Quotidiano Freccero declina il concetto per bene: «Il conflitto? Ha cominciato l’Occidente nel 1990/91», è questo che «ha provocato un odio viscerale». Ci sono state le Torri Gemelle? Sì, ma vuoi mettere Guantanamo? Gli attentati alla metro di Londra? Per forza, abbiamo fatto Abu Ghraib. Nichi Vendola mette in guardia dal vero pericolo: non la macelleria islamica, ma la demagogia italiana. E da più parti si avverte: attenzione perché questo episodio rischia di far esplodere l’islamofobia. Ah si capisce, se esplode l’islamofobia è un problema insopportabile. Se esplodono i cervelli dei cristiani sotto le armi degli islamici, invece, ce ne faremo rapidamente una ragione…

Fateci caso: è come se un velo sottile avvolgesse le coscienze, come se un sottile strato di foschia impedisse di vedere con chiarezza la minaccia che incombe. E così stanno tutti lì, nella nuova terra di mezzo, occupano comodamente la striscia della neutralità. Voi da che parte state? Né con i terroristi né con chi li combatte. Né con chi uccide in nome dell’Islam né con chi difende i valori dell’Occidente. La carneficina al giornale francese disturba un po’, si capisce, «ma non possiamo mica schierarci con quelli di Guantanamo….». Quel poliziotto freddato senza pietà fa impressione, «ma mai quanto di bombardamenti americani in Iraq». E dunque non stiamo né di qui né di là. Nella terra di mezzo, appunto. Magari facciamo i fighi dicendo Je suis Charlie, che non costa niente. Ma non ci mettiamo a combattere perché la guerra è assai meno chic di una matita spezzata. La guerra è sangue e merda. La guerra è sporcarsi le mani.

Più comodo arruolarsi nella maggioranza dei pavidi, no? Più comodo stare nell’esercito dei nénéisti, che è il vero cancro che ci sta uccidendo. Né né. Pensateci: c’è un nemico che bussa armato di orrore alla nostra porta e noi non riusciamo neanche a combatterlo perché dobbiamo perderci nei distinguo e nelle incertezze. Eppure dovrebbe essere evidente che questo non è il momento dei distinguo. Questo non è il momento delle incertezze. Questo è il momento in cui ciascuno di noi deve dire da che parte sta. Se vuole difendere il nostro fortino assediato oppure no. Se vuole mettersi in gioco per difendere i valori democratici (che poi ci consentiranno di dividerci in futuro, una volta che ci saremo assicurati la possibilità di rimanere vivi) oppure no. Questo è il momento della chiamata alle armi. E ogni risposta non chiara è una diserzione.

Purtroppo i disertori sono tanti. Diversi anni fa le Br furono sconfitte, dopo una lunga scia di sangue, quando si distrusse quella zona grigia di connivenze, di tacite approvazioni, di complicità dissimulate, che per troppo tempo tennero bordone ai «compagni che sbagliano ma nemmeno troppo». Oggi, invece, quella zona grigia di connivenza con il brodo di cultura dei terroristi sembra resistere. Anzi sembra allargarsi, sembra avvolgere tutto. E avanti dunque con «violenza genera violenza», «attenti all’islamofobia», «attenti alla demagogia». E soprattutto «non provocate i musulmani». Ma sì, dai: non provocateli. La prossima volta che vi spareranno alla testa, uno per uno, chiamandovi per nome, chiedete loro scusa.

di Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • falkrr900

    13 Gennaio 2015 - 09:09

    Caro Giordano condivido tutto ma c'è un passaggio sulle BR che nn mi convince. Le BR erano compagni che sbagliano,erano le sedicenti brigate rosse e non importava molto di quanti poliziotti magistrati giornalisti sono stati uccisi o Gambizzati. Un bel giorno però hanno ucciso aldo Moro. Improvvisamente leggi speciali Anti terrorismo,arresti e nel giro di qualche anno le BR sono di fatto sparite.

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  • paola.baudinos

    11 Gennaio 2015 - 22:10

    Condivido in Totò l'opinione di Giordano! Non ho nulla da aggiungere.

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  • nick2

    10 Gennaio 2015 - 14:02

    Franco Boscaro, vostre di chi? Che argomenti hai per catalogarmi? E’ indubbio che la Russia del criminale Putin attragga le simpatie della destra populista e xenofoba europea. Tornare nel Medio Evo significa perdere tutto: la tua casa, la tua pensione (che prenderai come minimo da 20 anni), la dignità e anche la DEMOCRAZIA, che probabilmente gente come te non merita.

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