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Manifestazione ignorata

Facci: dalle piazzate ai piazzisti, la notte grillina dell'inutilità

27 Gennaio 2015

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Facci: dalle piazzate ai piazzisti, la notte grillina dell'inutilità

Sappiamo che stampa e tv sottovalutarono i «vaffa day» - in una prima fase - e poi passarono a sopravvalutarli sino a tirargli la volata alle Politiche, questo in una seconda fase: bene, ora in che fase siamo? La domanda è legittima dopo la sostanziale indifferenza che sabato scorso ha accolto «la notte dell’onestà» di Piazza del Popolo, millesimo appuntamento antipolitico che ormai - sia detto senza venature sfottitorie - appare inquadrabile in categorie meramente sociologiche e, in parte, merceologiche: non certo politiche. La sociologia riguarda quelli che ci sono andati, la merce invece è quella venduta da chi dell’antipolitica (che poi non è neanche antipolitica: è anti e basta) fa mercato da tempo: con giornali, libri, e-commerce, dvd, satira, spettacoli, dischi, e certo, voti. Ma interessa solo notare, ora, come pochi anni di «anti» abbiano sfibrato il messaggio riservato ai poveretti che ancora lo accolgono, e che sono tanti. Interessa non tanto rimarcare la controfigura senile di Dario Fo (e figlio) o della spiritata Sabina Guzzanti o ancora di Fedez, il rapper per bambine brufolose: quella è gente che passa il tempo, che vende roba. Anche di Salvatore Borsellino non c’è più niente da dire: sabato ha fatto rivedere le macerie di Via D’Amelio, l’ha ricollegato in qualche modo a Napolitano e ha urlato «resistenza!» mentre la gente urlava «fuori la mafia dallo stato»: e che vuoi dirgli? Che cosa rappresenta? Davanti a lui c’erano uomini-sandwich che denunciavano il loro caso umano, anziani ansiosi di mostrare il cartello che avevano preparato, ragazzini mascherati che sfangavano la giornata, vecchie truccate col cane, sbafatori di show comici (con l’applauso a ogni parolaccia) e gente che chiedeva l’autografo a Paola Taverna: c’è qualcosa da capire, da cogliere? Poi sabato è arrivato persino Ferdinando Imposimato, questo ex giudice molto lucido che ultimamente ha denunciato gli Usa (conniventi con gli attentati dell’11 settembre) e poi ha spiegato che il gruppo Bilderberg è responsabile della strategia della tensione e della morte di Falcone e Borsellino. Ascoltate bene le sue parole, questo manifesto sociologico-esistenziale: «Milioni di non abbienti devono subire tutto il peso della corruzione mentre un ristretto gruppo si arricchisce sulle sventure degli italiani... bisogna sconfiggere la principale causa delle ingiustizie e della povertà di milioni di persone, il patto scellerato tra politica, mafia e corruzione in un momento in cui sono impuniti pericolosi bancarottieri, truffatori, evasori fiscali e responsabili della rapina di miliardi in danno di migliaia di piccoli risparmiatori». Perfetto, c’è dentro tutto: compresa una giustificazione arcana per ogni vita sfortunata. C’è sempre qualcuno che ti ha rubato qualcosa, ciò che ti spettava. Da qui - presenti a parte - le diffidenze e i sospetti per ogni «potente», per ogni carriera intesa come manifestazione di ineguaglianza e di arroganza: ha successo chi ha rubato e chi è raccomandato, altrimenti non si spiegherebbe perché loro non ce l’hanno fatta, e, anzi, sono lì in Piazza del Popolo come dei poveretti ad ascoltare Beppe Grillo. Il quale, nel suo comizio finale, ha parlato «mistificazione delle parole» e ha urlato «vogliamo avere subito una vita diversa». I nostri più sentiti auguri.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • Vittoriese

    27 Gennaio 2015 - 15:03

    Ma vai sulla tomba di Hammamet e restaci!!!!!!

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  • s_foti

    27 Gennaio 2015 - 14:02

    almeno loro ci provano....sono rimasti gli unici a denunciare le ruberie e la mafia dilagante in questo periodo...lei è forse tra quelli che dicono non deve essere condannato perchè produce reddito e posti di lavoro? le consiglio di appoggiare la mafia che è la prima azienda d'italia SI VERGOGNI

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  • doberman

    27 Gennaio 2015 - 14:02

    La notte delle stelle cadenti , ogni tanto perdono pezzi , cri cri cri cri...

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