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Il commento

Mario Giordano: con Mattarella al Colle sette anni di mestizia e incenso stampato

1 Febbraio 2015

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Mario Giordano: con Mattarella al Colle sette anni di mestizia e incenso stampato

La prima uscita è stata alle Fosse Ardeatine. Adesso si prepara la seconda che se tanto mi dà tanto sarà al cimitero Verano. Per la terza si candidano le Onoranze funebri San Siro. Coraggio, amici, se tutto va bene ci aspettano sette anni di tristezza infinita: la grisaglia che indossa dai tempi dei governi De Mita e Andreotti è la nota più allegra del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella detto Mestiziellum. Basti pensare che la sua prima parola, in assoluto, da capo dello Stato è stata per le «difficoltà degli italiani». Allegria. Se siamo fortunati il suo discorso d’insediamento sarà così entusiasmante che per tirarsi su il morale gli italiani intoneranno il De Profundis.

Il funerale sia servito. Per quanto riguarda l’incenso, non c’è problema: i grandi quotidiani hanno già da qualche giorno il turibolo in mano. All’improvviso, infatti, abbiamo scoperto che avevamo in casa un genio della politica e non ce n’eravamo mai accorti. Mattarella, ex ministro di De Mita, Goria e Andreotti, incolore moroteo e ministro non pervenuto, salta fuori dai ritratti giornalisti come un incrocio fra Cavour e De Gaulle con qualcosa di Churchill. Uno statista di livello mondiale, un giurista fenomenale, un «uomo di ferro» dotato probabilmente di intuizioni straordinarie, anche se è difficile saperlo dal momento che da svariati anni non le comunica a nessuno. Restano i dubbi: se il nuovo presidente della Repubblica aveva tutte queste idee fondamentali per la nostra salvezza perché non ce le ha rivelate prima? Perché ci ha privato di tanta saggezza, trincerandosi dietro la maschera di Sergio il Muto? E perché noi, avendo a disposizione la persona capace di risolvere tutti i nostri guai, l’abbiamo sepolta e dimenticata per tutti questi anni nelle stanzette anguste della Consulta?

Quelli del turibolo, ovviamente, non rispondono. Sono troppo impegnati a santificare il nuovo modello di sobrietà, di rigore, di morigeratezza. Sembra di essere tornati ai tempi del loden di Monti. Mattarella è la rinuncia fatta uomo. Come vive? «Come un monaco laico». Va al ristorante? «Poche volte». E al bar? «Solo per prendere un tramezzino da portarsi a casa». Vino? Macché. Coca Cola? Neanche. Solo acqua, «ovviamente non gasata». Com’è il suo appartamento alla Consulta? «Piccolo e pieno di libri». E quando torna a Palermo? Va solo dal solito barbiere. Interviste? Solo una in sette anni. Un giornale ha mandato un inviato nel palazzo dove viveva prima di trasferirsi alla Consulta per raccogliere le confessioni dei vicini. Titolo: «È sempre presente alle riunioni condominiali». Non stentiamo a crederci: le riunioni condominiali sono la cosa più triste del mondo, perciò Mattarella non ne mancherà una. Sicuro. E sarà pure inflessibile nella separazione del secco dall’umido...

Ieri mattina il neo presidente della Repubblica è uscito in auto. Berlina? Station Wagon? Smart? Classe A? Macché, non è roba da Mestiziellum: lui esce in Panda. La fa guidare all’autista, ma è sempre una Panda. Grigia. E ovviamente, a differenza di quella del sindaco Marino, non è mai stata parcheggiata fuori dagli appositi spazi. Come parla Sergiuzzu? A voce bassa. Tifa una squadra? Un po’ Palermo un po’ Inter, ma tutte e due tiepidamente. E sul comodino che libro tiene? Un tomo di Benedetto Croce. E di che parla questo tomo? Ovviamente della crisi degli Stati. Le difficoltà degli italiani e la crisi degli Stati. Se non fosse scortese nei confronti del Presidente appena eletto, verrebbe quasi da toccarsi. Fra l’altro, i maligni in Transatlantico ieri sussurravano che nella votazione decisiva non avrebbe preso 665 voti, in realtà, ma uno in più. Glielo avrebbero tolto - dicono sempre i maligni - per evitare il 666, numero del diavolo. Sarebbe stato spiacevole. Tanto più che venerdì pomeriggio, proprio nel momento in cui si decideva la sua elezione, una folata di vento strappava la bandiera italiana dalla cima del torrino del Quirinale. Se credessimo ai presagi diremmo: brutto segno.

Siccome invece ci accontentiamo di leggere i giornali ci preoccupano di più i tentativi mediatici di costruire il Nuovo Santo Mestiziellum. Con punte di maestria che rasentano il sublime. Il Corriere della Sera, per esempio, arriva a giurare che una volta, quand’era direttore del Popolo, Mattarella «accettò di giocare con i suoi redattori a Risiko». Avete capito? Una partita a Risiko. Non è straordinario? Se per caso scoprissero anche una partita a rubamazzetto nel 1974 o uno «Strega tocca color» di quand’era bambino, siamo a cavallo no? La Stampa fa anche di meglio: nel tentativo di scovare una risata del nuovo presidente s’avventura a ritroso, fin ai suoi compagni di liceo. E registra festante che sì, pare proprio che una volta, quando andava al liceo, pur essendo già schivo e molto serio, il nuovo capo dello Stato «qualche risata se la faceva». Eureka, abbiamo trovato! Ce l’abbiamo fatta! Anche Mattarella ha riso, una volta, quando andava al liceo. Lo garantisce un certo Gino, suo compagno di allora, che però chiede il totale anonimato. Si capisce: può essere compromettente confessare una risata di 60 anni fa. La figura di Presidente Tristezza potrebbe venirne irrimediabilmente scalfita.

Per avere conferma di tanta mestizia basta vedere chi sono i suoi amici. Raccontano che le poche sere in cui si distoglie dai libri stia con una compagnia di allegroni al pari di Pierluigi Castagnetti e Rosa Russo Iervolino. Immaginiamo lo spasso. Il momento più divertente, con tutta probabilità, è quando a uno di loro cade un vaso sul piede. Anzi, mi viene il sospetto che lo facciano cadere apposta per accorgersi di essere ancora vivi. Basta dire che per festeggiare il trionfo di Mattarella sono stati riesumati dagli archivi polverosi della Prima Repubblica personaggi che sembrano preistoria: come Guido Bodrato, che ieri celebrava il trionfo della Balena Bianca a caratteri cubitali sul manifesto. Due vecchi Dc che glorificati con tutta la loro storia sul manifesto: capite? Roba che se provavi solo a pensarlo trent’anni fa ti ricoveravano d’urgenza.

Ma la più felice di tutti dell’elezione di Mattarella, e questo è il segnale davvero preoccupante, è Rosi Bindi. Lei proprio non sta più nella pelle. Confessa commozione, freme davanti ai microfoni, incrocia le dita, esulta festante. Ora: se Rosi Bindi è così felice, non vi pare matematico che ci dobbiamo preparare a sette anni di tristezza? Non c’è scampo: sarà Settenato Mestizia e Mattarella ne sarà l’incarnazione perfetta. Del resto il suo amico Rino Nicolosi dice che lui rappresenta il «dolorismo siciliano», la maschera ideale della sofferenza e del sacrificio. L’aveva soprannominato: Martirello. Noi preferiamo Mestiziellum, ma la differenza è poca. Ieri - per dire - a un giornalista che è riuscito ad avvicinarlo per chiedergli: «È felice?», il nuovo presidente ha risposto: «Non si tratta di questo». Chiaro, no? Non si tratta di essere felici. Infatti, non lo saremo affatto.

di Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • Garrotato

    03 Febbraio 2015 - 09:09

    Uh, che catastrofista, Giordano. Non è mica detto, sa, che le cose siano così meste. Da noi si dice che chi non le fa prima (le proprie mattane) le fa dopo... Magari Mattarella si rivelerà, alla fin fine, un infaticabile esternatore e un tuttologo impiccione e decisionista, meglio dell'ultimo Cossiga. Non per nulla la Trinacria è detta l'isola del foco: anche quello che cova sotto la cenere.

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  • cicalino

    03 Febbraio 2015 - 06:06

    Questi sono i nemici della Patria...Il Presidente della Repubblica non è ancora arrivato e c'è già chi gli spalma letame davanti al suo cammino...Le motivazioni di questo lugubre astio possono essere tante e persino dettate da interessi personali, in ogni caso ignobili in quanto volte al bicchiere mezzo vuoto.Questo strano tipetto dovrebbe vergognarsi e magari sputare un pò più avanti, n'est pas?

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  • fisis

    02 Febbraio 2015 - 23:11

    Confesso di aver raramente riso tanto, leggendo un articolo. Spero che lei si sbagli su Mattarella. Dopo tutto, un Presidente low-profile e imparziale, garante delle regole non sarebbe male, dopo presidenti interventisti e faziosi. Solo una cosa mi lascia perplesso: il fatto che Mattarella sia un frequentatore assiduo di riunioni di condominio: sarebbe un preoccupante sintomo di masochismo.

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