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De' Manzoni: "Basta piagnistei sui morti in mare"

11 Febbraio 2015

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De' Manzoni: "Basta piagnistei sui morti in mare"

A fronte degli alti lai e delle (finte) lacrime di politici e commentatori per l’ultima strage nel Mediterraneo, davanti alle stridule invocazioni per un ritorno immediato a Mare nostrum, è necessario dire un paio di cose forse sgradevoli ma un po’ meno ipocrite. Primo, ricordare che, nonostante la costosa operazione di pattugliamento e salvataggio con le navi militari, l’anno scorso vi furono 3.538 tra morti e dispersi nel Canale di Sicilia. Secondo, ammettere di conseguenza che, se l’obiettivo è impedire che gli immigrati perdano la vita in mare, abbiamo sempre sbagliato tutto.
Se questo è lo scopo, infatti, l’unica cosa che servirebbe è impiantare agenzie turistico-umanitarie in Libia, Algeria e Tunisia e procurare a chiunque voglia venire in Italia un comodo viaggio in aereo o in traghetto, facendo pagare un biglietto che copra le spese (quindi molto meno dei 6-7mila euro a testa che si versano attualmente agli scafisti). Si otterrebbe così anche il non disprezzabile effetto collaterale di prosciugare risorse ai mercanti di carne umana, che spesso sono anche terroristi che finanziano in questo modo le loro azioni sanguinarie. Certo, poi magari dovremmo far fronte agli attentati che i manigoldi, privati del loro business, farebbero a questi nostri avamposti di civiltà. Ma potremmo sempre inviare laggiù nutriti contingenti di soldati, che difenderebbero la nobilissima attività anche a costo della loro pelle. Per la quale, essendo avvolta da un’uniforme e non da quattro stracci da migrante, non piangerebbe nessuno salvo i parenti.
Si porrebbe forse anche il problema logico del perché gli africani non debbano per nessun motivo essere lasciati morire in mare e possano invece crepare senza suscitare scandalo durante la traversata del deserto che compiono per affacciarsi sulle sponde del Mediterraneo. Ma se la cosa finisse per disturbare troppo le coscienze, basterebbe far arrivare le nostre agenzie turistico-umanitarie fin nel cuore del Continente nero e tutto sarebbe risolto.
Ecco, questo è quel che dovremmo fare se davvero volessimo eliminare la possibilità che i cosiddetti «viaggi della speranza» si trasformino in tragedie. Stranamente, tuttavia, non risulta che un piano del genere sia mai stato elaborato nelle stanze vaticane. Vendola non ne ha mai accennato durante le sue narrazioni tra un processo e l’altro. E persino la Boldrini non ha mai osato proporre tale soluzione. I bene informati dicono che lei e il suo staff abbiano trovato un piccolo ostacolo all’attuazione del disegno: spiegare come avremmo potuto sopravvivere (noi e loro) una volta che, sani, salvi e belli asciutti, decine di milioni di immigrati si fossero stabiliti qui in Italia. Pare che, sondata riservatamente, anche la mitica Europa abbia fatto sapere che non avrebbe gradito.
Perché la realtà è questa: non possiamo permetterci di accogliere un così grande numero di persone. E non possiamo permetterci nemmeno di spendere milioni e milioni di euro per andarle a recuperare in mare. Ciò non significa rimanere indifferenti di fronte a migliaia di poveracci che muoiono di freddo o di fatica, stremati da un viaggio terrificante. Anzi, proprio per salvaguardare la loro vita dovremmo smetterla di proporre soluzioni non praticabili oppure insostenibili e pure inutili.
Però la sinistra e molti parroci non demordono e flagellano gli italiani con la frusta del senso di colpa ogniqualvolta un profugo cade in mare (per chi, più banalmente, muore in auto mentre va al lavoro, invece, nessun piagnisteo: chissà perché).
Non si rassegnano alla realtà. Al fatto che i viaggi sui barconi siano attività illegali e molto pericolose. Al fatto che andrebbero scoraggiati, anziché promossi con la propaganda e con l’improprio uso di navi da guerra per andare a ripescare fin sulla sponda opposta chi si mette in acqua con qualsiasi tempo e qualsiasi bagnarola. Al fatto che andrebbe semplicemente ascoltata la voce dell’Africa. Dove, come ha già scritto su Libero Francesco Borgonovo, da tempo si tenta di evitare questa forma di emigrazione selvaggia. Un rapporto dell’International Office of Migration (Iom), l’organizzazione internazionale nata nel 1951 proprio per occuparsi di immigrati e rifugiati, dice che dal 2000 a oggi «oltre 40mila persone, soprattutto giovani, hanno perso la vita provando ad attraversare il Mediterraneo per giungere illegamente dai Paesi del Nord Africa in Europa, la destinazione più pericolosa al mondo per le migrazioni irregolari».
Il mensile New African (la più venduta rivista pan-africana) aggiunge che quelli che ce la fanno non trovano certo il Bengodi in un’Unione europea piegata dalla crisi e suggerisce ai giovani di restare nei loro Paesi «in continua espansione - tanto da avere 7 delle 10 economie in maggior crescita nel mondo».
Ma questa voce le nostre anime belle non la stanno a sentire. Molto più comodo rifugiarsi nelle proprie certezze ideologiche; pretendere che sia nostro dovere farci carico di tutti i drammi del mondo e aspettare la prossima tragedia per grondare sofferenza e indignazione. Entrambe fasulle.

di MASSIMO DE’ MANZONI

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Commenti all'articolo

  • giancarloetrusco

    12 Febbraio 2015 - 16:04

    Pdioti visto come questi extra si comportano nel nostro territorio chiedono rubano stuprano spacciano uccidono il tutto perche la feccia comunista lo permette ALLORA SE CREPANO 1 O 1000 NON ME NE FREGA UN TUBO purtroppo di sicuro la pagano cara anche quei pochi che sono veramente disastrati gli altri dovrebbero annegare tutti oppure andassero in America o in Francia sono loro che hanno scatenato

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  • totano54

    12 Febbraio 2015 - 09:09

    Ma tutti questi disperati dove ca##o li trovano i 7000 € da dare ai mafiosi africani? Con quei soldi si potrebbero permettere viaggi in business class... C'è qualcosa che non torna

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  • summer11

    11 Febbraio 2015 - 19:07

    Quello che gli imbarca e intasca i soldi è responsabile della loro morte ma è nello stesso giro e lavora insieme a quello che gli accoglie! ... e nessuno dice la verità!

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