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1992

Feltri-trombettiere: "Altro che fiction, così ho aiutato Di Pietro a far scoppiare Tangentopoli"

8 Aprile 2015

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Feltri-trombettiere: "Altro che fiction, così ho aiutato Di Pietro a far scoppiare Tangentopoli"

"Un programma digestivo": Vittorio Feltri bolla così "1992", la fiction di Sky dedicata a Mani Pulite. Secondo l'editorialista del Giornale gli autori televisivi  hanno realizzato la serie utilizzando il "sentito dire", com'era ovvio che fosse, più attenti allo spettacolo che alla verità storica. Ecco allora che Feltri nel suo editoriale di oggi racconta il dietro le quinte di Tangentopoli vista e vissuta da direttore dell'Indipendente. "L'inizio dell'inchiesta fu casuale, opera di Antonio Di Pietro, magistrato non particolarmente stimato e amato dai colleghi", scrive Feltri. "Solamente in un secondo tempo la Procura di Milano si accorse che lo scandalo si sarebbe gonfiato, provocando un terremoto micidiale, e si accodò volentieri al Pm molisano, accettandone la leadership assegnatagli dai media. Per alcuni mesi, da marzo 1992 alla fine dell' estate, giornali e tv non amplificarono - per scetticismo - la performance di Di Pietro nella convinzione che si trattasse di un fuoco di paglia. Poi, invece, compresero che Tonino era una tigre e lo cavalcarono".

L'incontro con Di Pietro - Feltri racconta che fu il primo a intervistare il Pm per intercessione di comuni conoscenti e gli confidò che faticava a intensificare le investigazioni: sospettava di essere boicottato, addirittura, all'interno di quello che era chiamato il pool. "Di Pietro era preoccupato", scrive il fondatore di Libero, "e mi chiese di dargli una mano a demolire il muro di diffidenza che lo circondava. Il mio giornale, L' Indipendente, divenne così trombettiere di Mani pulite. Le notizie mi arrivarono copiose, e io le pubblicavo con grande evidenza, aumentando così le vendite in edicola, al punto che all' inizio dell' autunno di quell' anno il quotidiano da me diretto - dato per morto - passò da 20mila copie di febbraio a oltre 55mila. Qualche scemo ancora oggi mi chiede perché fui tanto cinico da diventare un bieco giustizialista. Se guidi una testata destinata al cimitero e scopri la terapia per tenerla in vita e rilanciarla, la applichi al meglio. Non ero e non sono un missionario: dovevo salvare l' azienda e i posti di lavoro, e li salvai grazie alle "prodezze" di Tonino, frattanto promosso dal popolo eroe della giustizia".

Furono salvati i comunisti - "Tonino fu beatificato, era l' uomo più famoso d' Italia, più ammirato", continua Feltri, "e la classe politica giudicata quale associazione per delinquere, tant'è che il pentapartito fu sgominato: la Dc, il Psi, il Pli, il Psdi e il Pri inghiottiti dalla melma. Rimasero in piedi il Pci (poi Pds), la Lega e il Msi. Il primo era l' unico attrezzato per vincere le imminenti elezioni, gli altri due, benché cresciuti di qualche punto, erano nani se paragonati al gigante rosso, uscito indenne dall' ondata giudiziaria". "Come mai i comunisti la scamparono?", si chiede il direttore. "Perché erano onesti? Ma va' là. Proprio loro che si erano alimentati lustri e lustri con i rubli (tramutati in dollari, s'intende) di Mosca. Si dà il caso che sul declinare degli anni Ottanta fosse intervenuta un' elegante amnistia (votata entusiasticamente all' unanimità), equivalente a una pietra tombale sul reato. Inoltre, Mani pulite, così feroce con democristiani e socialisti, fu mansueta - diciamo non accanita - con gli ex amici dell'ex Urss, i quali anziché in galera si prepararono per andare al governo. Non osiamo affermare che le toghe rosse favorirono i compagni. Segnaliamo tuttavia che Di Pietro e Gerardo D' Ambrosio furono eletti in Parlamento coi voti della sinistra".

Il ruolo di Berlusconi - Feltri arriva così a parlare di Silvio Berlusconi. "Non è assolutamente vero che costui fondò Forza Italia per sentirsi meno solo dopo l' abbattimento di Bettino Craxi", tuona il direttore. "Il Cavaliere si inventò e costruì un partito in tre mesi per fronteggiare la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto, che si apprestava a stravincere le elezioni in programma per la primavera 1994. Senza il contrasto formidabile del patron di Fininvest, il Pds, che allora sfoggiava nel simbolo una quercia, si sarebbe impadronito di Palazzo Chigi e di tutto il resto. Ecco perché Berlusconi si è ricoperto di una patina di odio: la sua colpa è quella di aver tardato di quasi vent'anni la conquista del potere da parte dei trasformisti comunisti. Quello che è accaduto dopo è notorio, l'abbiamo vissuto. Qualcuno sostiene che Tangentopoli ha fatto un gran casino, ma non ha cambiato nulla. C'è del vero. Essendo sfuggito al repulisti, il vecchio Pci, pur sotto mentite spoglie, è rimasto quale incrostazione indistruggibile e ha impedito, morta la Prima Repubblica, lo sviluppo della seconda che in pratica è abortita. Ne paghiamo le conseguenze". "A rottamare i compagni d'antico pelo", conclude Feltri, "ha provveduto Matteo Renzi con un colpo di ramazza. Se questo non è un cambiamento...".

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Commenti all'articolo

  • routier

    08 Aprile 2015 - 16:04

    Feltri ha aiutato di Pietro ? E se ne vanta ?

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  • Il Popolo

    08 Aprile 2015 - 15:03

    Concordo e la penso esattamente come Feltri. Unica differenza che Di Pietro uomo di destra venne costretto a salvare il PC e per questo venne candidato in un collegio sicuro. Questo per completare la ricostruzione storica

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    • tomida 1

      11 Aprile 2015 - 10:10

      Di Pietro se non aiutava la sinistra finiva come Craxi, e loro l'aiutano facendolo eleggere in un collegio sicuro di sinistra.

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  • bonavia

    08 Aprile 2015 - 10:10

    Non è la prima volta che Feltri ricostruisce com'è veramente andata la storia di Mani pulite, chi legge i suoi articoli può testimoniarlo. La fiction di Sky è stata l'occasione di ripeterlo ai pochi che continuano a negare. Renzi è di ramazza, scrive Feltri. Riuscirà a usare varechina concentrata per liberarci delle incrostazioni più che ventennali? Sono più pessimista di Feltri, dico no!

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