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L'appunto

Mo' me lo segno

8 Aprile 2015

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Mo' me lo segno

Se scrivere il nulla fosse arte, l'intervento di Caterina Malavenda sul Corriere di ieri sarebbe il pezzo più pregiato della sua galleria. L'avvocato didascaleggia per mezza pagina e critica velatamente la proposta della Commissione Gratteri sulle intercettazioni: in altre parole fa quello che ha sempre fatto (nessuna proposta va mai bene) e in concreto auspica quello che auspicano parte della classe dirigente e della magistratura e dei giornalisti. Cioè un accidenti di niente, perché l'andazzo italiano sulle intercettazioni, unico al mondo, a loro in realtà va benissimo così. Va bene a quella classe politica che non vuole sporcarsi le mani, salvo farne una frettolosa crociata perché punta sul vivo. Va bene a quei magistrati che lasciano filtrare le intercettazioni per sciatteria o per vanità, o addirittura per fini istruttori legati allo scalpore provocato. Va bene ai giornalisti che barattano le intercettazioni con articoli elogiativi sui magistrati e che chiamano "giornalismo investigativo" questo ruolo da passacarte, confondendo l'interesse pubblico con l'interesse del pubblico. Poi ci sarebbero gli avvocati come Caterina Malavenda, che il Corriere definisce "esperto in diritto dell'informazione" ma che è anche legale di Corriere, Sole 24 Ore, Panorama, Rai, Sky, Fatto Quotidiano e tanti altri. Ciascuno ha l'interesse suo. "Una sola cosa è certa", conclude l'articolo della Malavenda, "molti sono i diritti in gioco e tutti meritano di essere ugualmente garantiti". Vedi titolo.

di Filippo Facci

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