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Brindisi e sbornie

21 Maggio 2015

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Filippo Facci

Facci visto da Vasinca

Qualcuno ricorda le bombe di Brindisi? Nessuno o quasi, c'è da giurarci: esplosero fuori da una scuola superiore il 19 maggio di tre anni fa e causarono la morte di una studentessa. Ancor meno, forse, ricorderanno alcune esternazioni apocalittiche seguite alle esplosioni. Dunque. Beppe Grillo disse che "sentiva la bomba nell'aria" e fece evocazioni del genere strage di Stato. Antonio Ingroia parlò di analogie con le stragi del '92-'93 e spiegò che "la mafia non riesce a fare a meno di rapporti con la politica, e, per mettersi sul mercato, dimostra di essere ancora forte". Giancarlo Caselli paventò un "rischio di poteri occulti o deviati". Maurizio Landini disse che "poteri occulti hanno tentato una strage mentre sono in atto cambiamenti nel Paese". Nicola Zingaretti, il presidente della Provincia, ovviamente chiese di colpire "i mandanti". Persino Gianni Alemanno parlò di attacco mafioso "che ha scelto il ventennale della morte di Falcone per lanciare un segnale". E anche il procuratore capo di Brindisi ipotizzò che l'attentato fosse ricaduto su quella scuola perché intitolata neppure a Falcone, ma a sua moglie Francesca Morvillo. Orbene, qualcuno ricorda com'è finita? Il 6 novembre scorso è diventato definitivo l'ergastolo per il colpevole: un balordo ultrasettantenne che piazzò le tre bombe artigianali senza una ragione apparente o accertata. Non fu apocalisse. Morale: si dice sempre che questo è un Paese senza memoria. E sfido io.

Filippo Facci

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