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Il centro di che

17 Giugno 2015

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Il centro di che

Matteo Renzi ha ripetuto ciò che sentiamo ripetere da sempre: che in Italia vince chi sta al centro. È la ragione per cui tutto sta teoricamente al centro, da noi: il centrodestra, il centrosinistra e il centro e basta. Al Renzi lapalissiano, però, vien da replicare con un Lapalisse e mezzo: ricordando che il centro non esiste (è solo un punto geometrico) e che è solamente la mediana tra due estremi, sicché tutto dipende dagli estremi. Se il Paese sterza tutto a destra, il centro sarà comunque più a destra; persino la sinistra sarà più a destra. E viceversa. Berlusconi nel '94 vinse in alleanza con una destra postfascista e secessionista: ma si disse che in Italia vince chi sta al centro. Prodi vinse in alleanza coi comunisti e i forcaioli: ma si disse che vince chi sta al centro. L'impressione, dunque, è che al centro ci sia solo l'ufficio marketing in cui darsi appuntamento dopo la vittoria, una camera di compensazione per rimettere in piega il vestito che si è sgualcito nel cercar di raccattare i pochi voti (veri) che in Italia sono ancora in movimento: i quali da destra passano a sinistra e da sinistra passano a destra; il centro ufficiale in realtà non conta un tubo, o è una roba clientelare. Ergo: forse non è vero che vince chi sta al centro. In Italia uno vince, e poi va al centro. Per il resto, sempre a proposito di Lapalisse, le regole restano: 1) vincono le persone; 2) vince chi ha perso la volta prima; 3) vince il non voto di protesta; 4) vince Grillo, che poi è il punto 3.

Filippo Facci 

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