Cerca

Bestiario

Pansa: Vi spiego perché Renzi salva Marino e perché la pagherà cara

4 Ottobre 2015

12
Pansa: Vi spiego perché Renzi salva Marino e perché la pagherà cara

C’è la storia del ponte di Olbia, distrutto da una piena, ricostruito nello stesso posto e di nuovo disfatto dall’acqua che ha allagato il paese. Ma c’è soprattutto il disastro di Roma e il Bestiario deve dargli la precedenza. Per lavoro ho trascorso qualche giorno nella Capitale e mi sono accorto che non esiste un colpevole solo del suo collasso. E tanto meno lo è il sindaco Ignazio Marino.

Di Marino parlano tutti, nei negozi, negli uffici, negli studi televisivi. Ma non lo giudicano un barbaro sceso a Roma per completare il lavoraccio di altri barbari del passato. Il barbuto Ignazio è osservato come il protagonista di un cartone animato. Ne ha tutte le caratteristiche, a cominciare dalla bicicletta. I bambini che guardano la tivù battono le mani quando appare lui mentre pedala come un ossesso. Strillano: «C’è Ignazio, vediamo che cosa combina oggi!».

La sua popolarità è aumentata da quando papa Francesco, nella famosa conferenza stampa sull’aereo, gli ha mollato un ceffone condito da un sarcastico: «Chiaro?». La verità è che anche Bergoglio sta diventando un personaggio dei fumetti. Parla troppo, viaggia di continuo, s’impiccia di questioni che non lo riguardano. Però è simpatico, all’incirca quanto Marino. E come lui viene considerato, sempre a torto, uno dei responsabili dello sfascio romano.

Del resto il disastro della Capitale è talmente grande da non poter essere imputato a due soli big. Sono un piemontese che ha vissuto a Roma per trent’anni, a partire dal 1977 quando ho iniziato a lavorare a Repubblica. Ma dire che abbia vissuto lì è un tantino esagerato. La verità è che vivevo nello spicchio di Roma che andava dal mio appartamento alle redazioni del quotidiano di Eugenio Scalfari e poi dell’Espresso di Claudio Rinaldi. Cominciavo a vedere Roma il sabato e la domenica. E mi sono fatto della città un’idea che non ha più senso perché si è completamente ribaltata.

Prima di tutto, oggi Roma mi sembra una città diventata povera. Me lo dice come sono vestite le persone che ho visto in strada. Hanno un aspetto trasandato, abiti da quattro soldi, jeans consunti, scarpe da ginnastica che non reggono più. Persino le donne, che ricordavo belle ed eleganti, sono irriconoscibili. Truccate male, i capelli in disordine, l’espressione triste o arcigna.

La povertà della Capitale s’intuisce anche dal numero di negozi chiusi. In via del Tritone ho visto un’infinità di serrande abbassate. Sono diventate la preda dei writers, i barbari che lordano la città con scritte misteriose. È una peste che devasta Roma in una misura insopportabile. Nessuno si cura di cancellarle. Del resto oggi sarebbe un’impresa impossibile.

Le strade sono invase da cartacce, sacchetti di plastica con residui ignoti e dal cattivo odore, cassonetti che nessuno svuota, un mare di cicche di sigarette, di preservativi usati, di brandelli di manifesti politici, di rifiuti indescrivibili. L’ingresso a Roma da via Nomentana è l’inizio di un percorso in uno sfasciume che dà angoscia.

Nelle strade si litiga di continuo. E si chiede l’elemosina. Mi ha sorpreso la quantità di mendicanti a Roma. Un tempo domandavano la carità gli zingari o i primi neri arrivati da chissà dove. Oggi vedo donne e uomini anziani, ridotti in miseria, con pensioni da fame o senza pensione. Ti porgono la mano con lo sguardo infelice di chi si vergogna, ma ha un disperato bisogno di mangiare e di vestirsi.

Ho letto che mancano appena sessantotto giorni all’inizio del Giubileo. E la cronaca del Messaggero e del Tempo, i due quotidiani romani, spiegano con schiettezza che cosa vedranno i pellegrini. Attorno a San Pietro le aree di degrado sono ben dodici. I trasporti pubblici si trovano al collasso. I commercianti abusivi si stanno moltiplicando. Davanti al Colosseo i centurioni, finti soldati romani, spillano soldi ai turisti, 50 euro per una foto, e palpeggiano le ragazze arrivate da mezza Europa.

La città è violentata da un numero infinito di cortei, spesso non autorizzati. Gli scioperi nei trasporti pubblici si succedono con un ritmo nevrotico: dal gennaio 2015 a oggi, ne sono stati proclamati ben 255. Quando non sono in sciopero, gli autobus comunali risultano un pericolo costante. Giovedì, sul lungotevere Vaticano, un autobus è finito su una buca. Il contraccolpo ha staccato lo sportello laterale del vano batterie e la lamiera ha colpito una giovane donna in scooter che adesso rischia di perdere un braccio. Quasi tutte le strade della Capitale sono piene di buche. Mi è capitato di passare per piazza Venezia sotto un temporale e ho dovuto affrontare un percorso di guerra.

Se la Capitale si trova ai piedi di Cristo, perché stupirci se in tante altre città affiorano emergenze che potevano essere evitate? Il clima sta cambiando, le bombe d’acqua provocano alluvioni che ormai sono tanto frequenti da non fare più notizia. L’ultima riguarda Olbia, che in passato associavo alle più belle spiagge della Sardegna. Qui esisteva un vecchio ponte su un torrente. Nel 2013 era stato distrutto da una piena. Il Genio civile l’ha subito ricostruito, ma nello stesso punto di prima. Qualche giorno fa un’altra piena l’ha abbattuto di nuovo e ha provocato una seconda alluvione.

I governi degli ultimi anni si sono sempre trovati alle prese con un problema antico: la fragilità del territorio italiano. Il governo di Matteo il Fiorentino, fra le tante promesse, aveva garantito che avrebbe avviato un piano di interventi mai visto prima. È accaduto qualcosa? No. Lo stesso è avvenuto per la promessa di mettere in sicurezza molti istituti scolastici, pieni di crepe e con i controsoffitti che rischiano di ferire gli alunni.

L’unica vera priorità italiana è di garantire che il regno renzista duri di qui all’eternità. Lo conferma l’atteggiamento di Palazzo Chigi nei confronti del barbuto sindaco di Roma. Il premier gli ha affiancato un badante, il prefetto Franco Gabrielli, già capo della Protezione Civile. E Gabrielli ha osservato: «Roma e l’Italia vanno raddrizzate con il metodo usato per la Concordia di Schettino».
Ma per raddrizzare la Capitale, la premessa indispensabile è costringere Marino a dimettersi. Lo ha ricordato l’imprenditore Alfio Marchini, uno dei possibili successori del sindaco e un eventuale leader del centrodestra: «Qualcuno a Palazzo Chigi fermi Ignazio prima che ricopra il Paese di ridicolo».

Un’ipotesi che il sindaco ciclista respinge alzando le spalle. Lui tiene prigioniero l’ex Rottamatore. Sa che il premier non può indurlo a dimettersi. Il risultato sarebbe una nuova consultazione amministrativa che Renzi è sicuro di perdere.

Molti non se ne rendono conto, ma in Italia si sta giocando una partita pericolosa. Il Fiorentino vuole prendersi tutto, come dimostra l’assurda riforma del Senato e la diabolica legge elettorale chiamata Italicum. Anche i moderati ne sono convinti. Il senatore Mario Mauro, ministro della Difesa nel governo Letta, ha detto a Monica Guerzoni del Corriere della sera: «Non parlo più di deriva antidemocratica. Parlo di un governo che è diventato un regime. Avevo votato la fiducia a Renzi. Ma adesso siamo a un Napoleone dei poveri che non ha riscontri in Europa». Ci sarà una Waterloo anche per lui? Prima la incontrerà e meglio sarà per tutti.

di Giampaolo Pansa

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • marcello.sciarretta

    30 Ottobre 2015 - 08:08

    Avrei desiderato una critica altrettanto spietata al tempo di Alemanno, diretto responsabile della infiltrazione mafiosa nel comune di Roma.. La sola alternativa a questa giunta è un sindaco pentastellato, agli ordini di un Casaleggio imprescrutabile , fino al punto di chiedermi se non sia agli ordini di qualche SERVIZIO..

    Report

    Rispondi

  • Napolionesta

    11 Ottobre 2015 - 17:05

    l`Italia puo`soltanto rimettersi in moto se si disfa del PD e del buffone toscano. Un italiano in Germania.

    Report

    Rispondi

  • lucia.casoni

    06 Ottobre 2015 - 15:03

    Spettacolare articolo! Nulla da aggiungere, bensì da elogiare.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media