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L'editoriale

Pensioni e dintorni: il fantasma del Quirinale

8 Novembre 2015

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Giorgio Napolitano non mi è mai piaciuto: troppo comunista e troppo impiccione per essere digeribile come capo dello Stato. Nei quasi nove anni trascorsi al Quirinale non mi ha mai dato l’impressione di essere super partes, come richiederebbe il ruolo, e soprattutto non è mai stato zitto un giorno, ficcando il naso e anche le mani in ciò che non era di sua competenza. Dunque, quando se n’è andato e il suo posto è stato preso da Sergio Mattarella, non dico che ho stappato una bottiglia di prosecco, ma per lo meno in cuor mio mi sono rallegrato del fatto che sul Colle non ci fosse più nonno Giorgio e che finalmente non avrei dovuto più ascoltare le sue prediche inutili.

Immaginavo che il nuovo presidente della Repubblica sarebbe stato sobrio, poco presenzialista, sensibile solo alle questioni costituzionali e generali, un po’ nel solco di quello che era stato nel passato, da ministro e da giudice costituzionale. Insomma, mi auguravo una svolta, cioè un capo dello Stato che facesse il capo dello Stato e dunque fosse garante della costituzione nel rispetto dei poteri che la costituzione gli attribuisce, senza scavalcamenti, ma senza neppure deroghe a chicchessia. In cambio ero pronto anche a farmi andar bene il grigiore che ha emanato fin dal primo giorno il nuovo inquilino del Colle.

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