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Fenomeno Neet

Filippo Facci: il record di giovani fannulloni è il fallimento dei loro genitori

10 Novembre 2015

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Filippo Facci: il record di giovani fannulloni è il fallimento dei loro genitori

Quella tra i 15 e i 29 anni sarà anche una “generazione perduta”, ma il punto è che a perdersela sono stati i genitori. Non sono gli unici responsabili, ma sono gravemente responsabili. Alessandro Rosina, un demografo della Cattolica di Milano, ha pubblicato un’indagine in cui spiega che l’Italia ha il più alto numero di “Neet” di tutta Europa; per Neet s’intendono ragazzi fra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano, spesso non hanno finito le scuole superiori o hanno mollato l’università: di fatto vivono sulle spalle dei genitori in una quantità che è un altro primato italiano. Dunque i numeri. Nel 2008 i Neet italiani (categoria che fino a 15 anni fa non esisteva) erano un milione e 850mila, oggi sono due milioni e 400mila: 550mila in più. Tutti insieme riempirebbero una città grande quasi quanto Roma, e rappresentano il 26 per cento del Paese contro una media europea del 17 per cento. In Germania e in Austria la media non supera il 10, percentuale che in Italia abbiamo solo in Trentino: che infatti di italiano ha poco. La cosa accade, peraltro, mentre in Italia si registra il tasso più basso di nascite di sempre, e accade, com’è noto, nel paese dei bamboccioni, in cui il 66 per cento (dati Eurostat) vive ancora a casa coi genitori: il 20 per cento in più della media europea.

Bastano, come dati? No, facciamoci del male: aggiungiamo che nel settembre scorso i disoccupati tra i 15 e i 24 anni erano il 40,5 per cento e che non vanno confusi con gli “inattivi”, cioè quelli che che non hanno un lavoro e in realtà neppure lo cercano, anche se magari raccontano di sì: in Italia gli inattivi sono 3 milioni e 91mila, mentre in tutta Europa (28 Stati) sono 6,4 milioni: significa che quasi la metà sono da noi, e, non bastasse, risultano aumentati dello 0,5 per cento. Direi che i dati possono bastare.

Ora: c’è poco da fare, se ci sono frotte di giovani e meno giovani italiani che possono permettersi certi comportamenti - sovvenzionati e protetti dai genitori - è perché c’è una cultura che glielo ha permesso, altrimenti il raffronto con altri Paesi - con eguale disoccupazione, o messi anche peggio - non si spiega. Lasciando da parte approfondimenti sociologici sul familismo e sul mammismo all’italiana - famoso nel mondo - se la percentuale di giovani che albergano coi genitori è più alta che mai (pure i bamboccioni spagnoli ci battono) è perché qualcuno, in casa, i bamboccioni se li tiene. Non sarà un caso se in Italia ci si laurea in media dopo i 27 anni mentre in Europa non si arriva ai 24: con un mercato che ormai è senza confini e rende i giovani italiani dei potenziali ritardatari agli appuntamenti che contano. Non sarà un caso se quelli italiani sono gli studenti con meno mobilità al mondo (l’80 per cento è iscritto nella regione di residenza) e la facoltà di studio viene scelta, spesso, secondo la distanza da casa: forse anche perché qualcuno gliel’ha permesso, ma a dirlo ti tirano le pietre. L’ex ministro Elsa Fornero, quando disse che i giovani non devono essere schizzinosi all’ingresso nel mondo del lavoro, fu lapidata. L’ex ministro Annamaria Cancellieri, quando parlò degli italiani “mammoni”, aveva ragione pure lei. E ce l’aveva l’ex viceministro Martone, scandalo: disse che un 28enne non ancora laureato è spesso uno sfigato. Sono i genitori iper-protettivi a essere corresponsabili di quel parcheggio universitario in cui frotte di studenti vivono una prosecuzione della tarda adolescenza, ben lontani dai cosiddetti mcjobs, cioè i lavoretti da camerieri, commessi, pony express, roba che in Italia fanno perlopiù gli extracomunitari o i ragazzi che davvero hanno bisogno: mentre all’estero sono quotidianità pure dell’upper class.

Nella ricerca di Alessandro Rosina si testimoniano casi che dicono tutto. È pieno di ragazzi che hanno detto «studiare non fa per me» ma l’hanno deciso al quarto o quinto anno di università, naturalmente dopo aver scelto facoltà come «sociologia» o «scienze della comunicazione» e compagnia. E poi tornano a casa, dove i genitori li accolgono festanti.

Poi sì, c’è il lavoro che è poco, la scuola che non forma: sta di fatto che anche gli studenti lavoratori da noi sono una minoranza, forse perché sono una minoranza anche i genitori disposti a prenderli a calci nel culo se non si danno da fare. Lo studio dell’Università Cattolica sui Neet andrebbe letto appunto nelle università (è in vendita: Alessandro rosina, “Neet”, edito da Vita e pensiero) ma andrebbe coadiuvato dal bel libro di Antonio Polito “Contro i papà” (Rizzoli 2012) laddove si documenta che i genitori di oggi si atteggiano a fratelli e a complici, indubbiamente favorendo la sazietà e il conformismo di un’intera generazione. Dal diritto al lavoro si è passati al diritto a un lavoro: l’illusione di un diritto al benessere senza doveri, e se non arriva, ecco, è colpa dei politici. Ma se anche fosse vero, molti di voi - giovani disuccupati - hanno letto questo articolo su internet dopo aver girovagato per i “social”, e soprattutto dopo non aver fatto un cazzo tutto il giorno.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • Faniente89

    11 Marzo 2016 - 19:07

    Forse la pagina di Filippo Facci su Wikipedia è bloccata in quanto ridondante. http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Filippo_Facci

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  • brunom

    28 Novembre 2015 - 19:07

    In Italia si parla sempre di diritti e di scuse, quando invece bisogna ricordare che prima vengono i doveri e gli obblighi. La sinistra ha creato una mentalita' diffusa dove deve essere lo stato a farsi carico di tutto, purtroppo sara' la dura realta' a smentirli.

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  • ubiqus

    11 Novembre 2015 - 10:10

    i politici immagino non appartengono a questa categoria vero? cioè una massa di mantenuti e non con la paghetta dei genitori ma con stipendi miliardari per mandare in malora lo stato che dovrebbero governare e svendere tutto allo straniero ma naturalmente questi sogetti nella visione mediatica sono i furbi, giusto? se non altro i cosidetti bamboccioni non rubano nulla alla collettività.

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    • francescos

      11 Novembre 2015 - 13:01

      Non ricordo l'autore, ebbe a dire : un popolo guidato da politici corrotti non ne è vittima,ma è COLLUSO.E Jhon Kennedy sosteneva: non chiedere cosa puo fare lo Stato per te,ma cosa fai tu per lo Stato,non state sempre a bocca aperta ad aspettare che altri vi rosolvano i problemi.

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