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L'editoriale

Belpietro: Renzi attacca il risparmio
Il (brutto) sospetto sui nostri conti

8 Dicembre 2015

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Belpietro:  occhio al

Chissà perché nella sua intervista al Corriere della Sera di ieri, Matteo Renzi ha voluto definire un moloch inamovibile il risparmio degli italiani. Il senso del discorso fatto con Maria Teresa Meli è chiaro: l’economia si muoverà quando si muoveranno i consumi, ossia quando gli italiani smetteranno di tenere i soldi nel cassetto. Meno chiaro è il pensiero che sta dietro a quella frase. A qualcuno le parole del presidente del Consiglio saranno parse un incoraggiamento a spendere, ma lette con maggior attenzione possono anche avere un altro significato e ben più preoccupante.


Conversando con la giornalista di via Solferino, il premier ha minimizzato le difficoltà del suo esecutivo e soprattutto ha cercato di dare un’immagine ottimistica dello stato di salute della nostra economia. Pur tuttavia, se la ripresa non si tocca ancora con mano, per Renzi la colpa è indirettamente dei risparmiatori, i quali, anziché farlo girare, per paura del futuro tengono il denaro sotto il materasso o in banca. C’è di più: definendolo moloch, il capo del governo ha dato un’immagine negativa dei risparmi che gli italiani accantonano per l’indomani. Moloch infatti è il nome di un’antica divinità venerata dai Cananei e dai Fenici, un idolo mostruoso, con una testa taurina, cui si sacrificavano vite umane, a volte bambini. Nel dizionario Hoepli, moloch è anche usato con il significato di istituzione terribile e spietata: dunque i risparmi degli italiani sono una creatura orribile cui qualcuno è costretto a fare sacrifici, anzi a versare tributi? Può darsi che il nostro presidente del Consiglio - il quale ha dato prova di non saper distinguere l’Imu dalla Tasi - abbia usato moloch per intendere qualche cosa di fermo e gigantesco. Certo, se invece avesse inteso identificare il risparmio degli italiani come una sorta di divinità negativa, un qualcosa da combattere perché richiede sacrifici da parte della collettività, allora sarebbero guai.


La convinzione che i soldi accantonati non costituiscano una ricchezza per il paese ma un freno per gli italiani e per l’economia nazionale, nelle mani di un tipo svelto come il presidente del Consiglio può diventare pericolosa. Soprattutto ora che, a differenza di quanto ci si aspettava, le cose non stanno girando come Matteo Renzi immaginava e soprattutto come aveva raccontato agli italiani.  Mi spiego. Se il problema dell’Italia non è la mancanza di fiducia, l’eccesso di tasse e burocrazia, la scarsa dinamicità del sistema, la stretta del credito e la stretta dello Stato sull’impresa, la giustizia e la sanità. Se cioè, al contrario, il problema sono gli italiani, che hanno i soldi ma li tengono sotto il materasso e per paura non li mettono sul mercato e dunque non fanno girare l’industria e il commercio; se insomma c’è qualcosa di sbagliato nel comportamento delle formichine italiane, esiste il rischio che, con la scusa del Pil e del debito, il presidente del consiglio una mattina si svegli e ci piazzi una bella patrimoniale tra capo e collo, anzi tra portafogli e conti corrente.


Il pericolo non è una mia invenzione. Da anni se ne parla e in passato ci fu anche chi attuò la rapina. Basti ricordare che all’incirca vent’anni fa, con la scusa di rimettere a posto i conti dell’Italia, Giuliano Amato piazzò nottetempo un colpo in banca che soffiò agli italiani il sei per mille di quanto avevano lasciato in giacenza allo sportello. È vero, sono passati anni e Amato non si è più scrollato di dosso l’etichetta di Arsenio Lupin della politica. Ma se il tempo è passato è anche vero che la situazione finanziaria del paese è più grave di prima, perché oggi ci ritroviamo messi peggio di come stessimo vent’anni fa. Il debito è superiore, il Pil è inferiore, la disoccupazione è maggiore, la capacità di fronteggiare le avversità si è ridotta. Dunque…


Probabilmente sto pensando male, perché a Renzi è venuto di dire moloch ma intendeva dire montagna, cioè grande stock del risparmio pubblico. Però gli è uscito dalla bocca moloch, ossia un nome che non ha una connotazione positiva ma negativa.
Forse penserò male, ma come diceva Giulio Andreotti se a pensare male si fa peccato, a volte ci si azzecca. Per il premier i soldi che gli italiani hanno messo da parte sono una risorsa, ma anche no, nel senso che da quel che ha detto si capisce che vede i risparmi come una palla al piede, una grande opportunità che non viene colta. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare e che guarda caso resta fermo senza essere impiegato.


Vi dico la verità: leggendo il passaggio sul moloch nell’intervista di Renzi al Corriere della Sera ho pensato a quei figli che non vedono l’ora di mettere le mani sui soldi che papà e mamma hanno messo da parte e, quando i genitori ne parlano, in cuor loro pensano: io saprei cosa fare con quei quattrini. Già, lui saprebbe come dilapidarli. Ottanta euro alla volta…

Maurizio Belpietro
[email protected]oquotidiano.it

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