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Filippo Facci: Supertele Cantone

27 Febbraio 2016

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filippo facci

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Figurarsi se vogliamo negare al cittadino Raffaele Cantone (anche detto SuperteleCantone, mao) il diritto di esercitarsi nello sport preferito dagli italiani: la dietrologia spinta, la ricerca spasmodica di trame oscure che si celino dietro stragi che sono «impunite» anche quando risultano punite. Che ha fatto quindi di male, SuperteleCantone? È andato in un liceo fiorentino (giovedì) e a una domanda sulla solita agenda rossa che Paolo Borsellino portava con sé (scomparsa, o meglio: mai trovata) ha dato una risposta dapprima perfetta: «Sono abituato a ragionare sui fatti e non ho nessuna prova». Bravissimo: non è stato neppure provato, del resto, che Borsellino la mitica agenda l'avesse con sé. Poi SuperteleCantone, a proposito della bomba di Firenze del 1993, ha biasimato «chi cerca a tutti i costi di tirare in ballo complotti dei servizi segreti italiani». Bravissimo: e infatti non ne risultano. Ma erano solo premesse paracule: SuperteleCantone, poi, ha sparato che per l'omicidio di Paolo Borsellino e per le stragi di Firenze e Bologna (anche Bologna, sì) «ci possono essere entità internazionali sullo sfondo». Ah, ecco. Viva le dietrologie del cittadino Cantone: al magistrato Supertelecantone, però, andrebbe ricordato che per quelle stragi esistono risultanze processuali a opera di suoi colleghi: potrebbe anche rispettarle. «Non ho prove, ma è una sensazione», ha aggiunto il nostro. Come no. È quello che SuperCantone produce meglio: sensazioni.

di Filippo Facci

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