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Filippo Facci: Gli amici di Eco

1 Marzo 2016

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Filippo Facci: Gli amici di Eco

Dicono che presto o tardi dobbiamo morire tutti (allegria) e solo due scritti, in vita mia, mi sono suonati genialmente consolatori. Uno lo tralascio. L' altro è una rubrica di Umberto Eco su «L' Espresso» del 12 giugno 1997, e siccome Eco ora è morto, beh, la riassumo con parole mie. Testuale: «L' unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni».

Cioè: il pensiero di accomiatarsi da un mondo ridondante persone meravigliose suona insopportabile: dunque l' idea di abbandonare questa valle di coglioni - politici sparaballe, scienziati che se la contano, giovinastri che s' ammassano, scrittorelli che sporcano pagine, gentaglia che distrugge il Pianeta - è l' unica consolazione purché giunga al momento giusto. Da giovani bisogna pensare che tutti siano migliori di noi, dalla mezz' età bisogna avere i primi dubbi, del crepuscolo dev' essere la progressiva certezza che niente da fare: sono proprio tutti dei coglioni, e corrono nella ruota della vita come dei criceti. Capirlo con tempismo è un' arte sottile, richiede studio e fatica, bisogna abbracciare lo scibile universale, selezionare pochi eletti sino a riconoscere, al momento giusto, che erano dei coglioni anche loro.

Non prima: altrimenti perché varrebbe la pena di vivere? Ora: io lo trovo geniale, ma se fossi negli amici di Eco, quelli che ultimamente lui stimava e frequentava, gli amici che ora dicono che Eco sia morto soddisfatto, come dire, mi porrei qualche domanda.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • l.interbartolo

    01 Marzo 2016 - 12:12

    facci sei un grandissimo grazie per quello che fai e dici!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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