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Il bestiario

Pansa, la verità su Vendola. "So il suo segreto: cosa farà ora"

7 Marzo 2016

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Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa

Nichi Vendola? È il politico più prolisso del pianeta. Così l' ha definito Maurizio Crozza nella puntata del suo «Paese delle meraviglie» trasmessa venerdì dalla Sette. Per dimostrare che non esagerava, Crozza ha mandato in onda qualche minuto di un Vendola concionante. Intento a leggere un discorso del tutto incomprensibile e dalla lunghezza strabiliante. Mentre ascoltavo e ridevo, ho pensato cosa potrebbe accadere al ritorno di Nichi dagli Stati Uniti dove è diventato il padre surrogato di un bambino. Sempre che non scelga la strada del silenzio. Per rispetto della privacy di se stesso, del compagno canadese e del piccolo Tobia Antonio.

Crozza ha ragione, ma Vendola non è soltanto un parlatore infaticabile. La sua specialità è stata anche un' altra: quella di essere un polemista velenoso, acido, cattivo. Un campione della sinistra maligna che si ritiene superiore al resto del mondo. E non esita a sputtanare chiunque non riconosca la supremazia del rosso. Sto parlando di archeologia politica, penserà qualche lettore del «Bestiario». Ma non è così. Nonostante le velleità rottamatorie di Matteo Renzi, vediamo ancora in azione personaggi che dovrebbero essere in pensione da tempo.

E invece stanno ancora fra noi, per la fortuna di una rubrica come questa. Uno dei sopravissuti è il Vendola per niente prolisso, ma molto velenoso. Quando esistevano Rifondazione comunista e il suo quotidiano, Liberazione, Nichi aveva uno spazio destinato a sbeffeggiare i big delle altre sinistre. L' insegna delle invettive diceva tutto di un carattere minaccioso: «Il dito nell' occhio».
Di Massimo D' Alema scriveva: «È grevemente atlantico, cinico, con una spocchia da statista neofita». Piero Fassino «blaterava scempiaggini cingolate e mortali». Umberto Ranieri, colpevole di sostenere un sindaco di Napoli, il De Magistris che Rifondazione non gradiva, era «un caporalmaggiore della Nato». Mentre Antonio Di Pietro aveva una «caratura mussoliniana».

Questo accadeva nel 1999, quando il centro sinistra guidato da Max D' Alema aveva deciso di partecipare alla guerra della Nato contro la Serbia di Slobodan Milosevic, specializzata in stragi di civili e fosse comuni. Vendola, un politico di 41 anni e deputato per la terza volta, era contrario alle decisioni dell' Alleanza atlantica. E si era messo in mente che la colpevole numero uno fosse, pensate un po', la radicale Emma Bonino: «Una vipera con la faccia della colombella, amante delle carneficine umanitarie». Da un certo momento in poi, con una singolare inversione di ruoli che soltanto la psicanalisi saprebbe spiegare, trasformò la Bonino in un maschio: «Un uomo chiamato Emma». E cominciò a dipingerla così: «Ragiona come un funzionario modello della Cia americana. Predica la non violenza degli aerei Mirage e B52. È un sacerdote dell' idillio atomico».

Questo era Nichi quando non immaginava di diventare un paparino. Governatore della Puglia per due mandati, la sua figura spopolava sui media. Per una serie di motivi che in una società dell' immagine come la nostra diventano un' arma quasi imbattibile. Un parolaio pieno di fervore. Un professionista del linguaggio fantastico, l' opposto del tetro burocratese dei politici. Capace di affascinare pure gli avversari, ma in grado di azzannarli senza pietà.

Voleva diventare il leader di Rifondazione comunista. Grazie all' aiuto di un altro parolaio rosso, Fausto Bertinotti. Sferrò il suo attacco nel luglio 2008, un momento tragico per la loro parrocchia. Dopo la caduta del secondo governo Prodi, le elezioni politiche avevano rivelato una fantozziana realtà. Berlusconi era ritornato al potere in modo trionfale. E Rifondazione era stata sradicata dal Parlamento, senza più nessun deputato e nessun senatore.

Fu in quello scenario di rovine che a Chianciano si tenne il congresso nazionale del partito super rosso. L' avversario di Vendola era Paolo Ferrero, 47 anni, un altro protagonista che merita di essere ricordato per non perdere la memoria di quella che era allora la sinistra nostrana. E comprendere uno dei motivi che spiegano il suo odierno collasso. Infatti quando un' intera area politica va a ramengo e cade nelle mani di una coppia strabiliante come la Ditta Renzi & Verdini, le cause del disastro vanno rintracciate nel passato.

Nel secondo governo Prodi, il compagno Ferrero aveva interpretato controvoglia la parte dell' unico ministro rifondarolo, con l' incarico alla Solidarietà sociale. E risultava l' esatto contrario di Nichi. Un valdese della val Germanasca, una delle aree di montagna della provincia di Torino. Aveva la fama, meritata, di essere un pauperista nemico del lusso. Abituato a guidare una vecchia Mercedes usata, così male in arnese che, quando correva a visitare i campi rom, gli zingari lo scambiavano per uno di loro. Il giorno che giurò da ministro, andò a camminare a Torre Pellice, con i sandali senza calze, una camicia rattoppata e la tracolla di cuoio.

Vendola e Bertinotti erano convinti di vincere il congresso alla grande. Nichi si vedeva già segretario di Rifondazione e Fausto il Parolaio rosso immaginava per sé un futuro brillante di consigliere del principe. Invece persero. Ferrero diventò il leader del partito, sia pure per una manciata di voti. Lo è ancora oggi. E le rare volte che appare alla tivù ha l' aria sperduta del naufrago, costretto ad aggrapparsi a una zattera malmessa.

Prima ancora di Fausto, inveterato sognatore, fu Nichi a rendersi conto di aver perso la battaglia contro Ferrero. Il pauperista valdese aveva messo insieme quattro mozioni diverse, ma con un unico slogan micidiale: meno comparsate in tivù e più presenza sulle piazze. La notte prima del voto finale, Vendola descrisse agli inviati dei giornali l' assalto di Ferrero e dei suoi: «Roba da chiamare il 118 per come si comportano. Sono peggio della destra». E Bertinotti aggiunse: «Adesso bisogna cominciare a temere per la nostra incolumità fisica. Ferrero e i suoi imiteranno Antonio Di Pietro: riapriranno le galere!».

A gettare la coppia nello sgomento fu una scena indimenticabile. Tutti i delegati anti Vendola si erano alzati e avevano iniziato a scandire: «Comunismo, comunismo, comunismo!». Un coro possente, diretto contro Nichi e Fausto come se fossero pallidi riformisti. O peggio ancora servi del capitale, malamente tinteggiati di rosso. Il dopo Chianciano si rivelò tragico per Nichi. Rimase un po' di tempo in Rifondazione. Poi decise di fondare un nuovo partito. Nel 2009 nacque Sinistra ecologia libertà, la parrocchia attuale di Vendola.

E adesso che cosa accadrà? Nessuno degli interessati lo ha mai confessato. E tanto meno Nichi. Ma la nascita di Tobia Antonio, messo al mondo nelle circostanze più o meno note, ha un solo significato. Vendola è troppo intelligente per non sapere che la nascita di quel bambino tanto desiderato rivela il segreto che nasconde dentro di sé: è il suo addio alle armi, l' abbandono della vita politica. Il Bestiario pensa che non esista un altro futuro per Nichi. Sarà una perdita o no, in un' Italia sospesa tra pace e guerra? Abbiamo ben altro a cui pensare.

Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • giacomolovecch1

    08 Marzo 2016 - 14:02

    Mamma Vendola...col suo bebè.....andrà ad inculcare le sue idee ai fratelli mussulmani....questo probabilmente sarà il suo futuro.

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  • Ben Frank

    Ben Frank

    08 Marzo 2016 - 01:01

    Qualcuno, non ricordo chi, definì giustamente la neo-mamma Nichi una "signorina disturbata". Io aggiungere la definizione di "aspirante al Nobel della supercazzola". La dice tutta sulle capacità cerebrali di chi lo ha votato, farsi incantare dalle filastrocche senza senso di questo squilibrato ormonale. La rubrica "il dito nell'occhio"? Alla checcarossa il dito piace averlo infilato altrove...

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  • andresboli

    07 Marzo 2016 - 20:08

    non interessa a nessuno quello che fà vendola e neanche quello che elucubra pansa

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    • Ben Frank

      Ben Frank

      08 Marzo 2016 - 00:12

      Quello che scrivi tu, non interessa a nessuno...

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