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L'editoriale

Senaldi: Per chi ci comanda siamo Terzo Mondo

3 Ottobre 2016

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Senaldi: Per chi ci comanda siamo Terzo Mondo

Venite in Italia, abbiamo una delle pressioni fiscali più basse del continente, grandi professionisti formatisi in università di livello internazionale, infrastrutture che non temono confronti, strade e treni sicuri e puntuali, una burocrazia limpida ed efficiente, una giustizia rapida e coerente. Questo dovrebbe essere il messaggio da recapitare all' estero per convincere investitori e imprese straniere ad aprire una filiale da queste parti e portarci denaro fresco, visto che noi, a crescita zero da 15 anni, di soldi veri non riusciamo più a farne. E se davvero ci ritenessimo un' eccellenza, o quantomeno una nazione che si reputa degna di rimanere in Occidente, diremmo esattamente queste cose.

Ma i politici che ci guidano hanno evidentemente abbassato il rating del Paese al loro livello, di efficienza e di preparazione. Tant' è che nella brochure con cui il sottosegretario al (sotto)Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, invita gli stranieri a trasferire i loro interessi nel Belpaese, il pezzo forte sono gli stipendi italiani da fame, concetto nobilitato e pubblicizzato come costo del lavoro particolarmente vantaggioso. Un marketing degno del Paraguay o del Burundi, che dà la misura di come ci vede il governo e di quali sono le sue aspirazioni per noi, lavoratori elettoralmente comprabili al prezzo di 80 euro o giù di lì.
In mancanza di pregi, esaltiamo i nostri difetti. D' altronde che ci si può aspettare da Scalfarotto, noto più per le sue battaglie di costume che per il suo acume economico e strategico? Se ci fosse una giustizia mediatica, o solo la politica non fosse fatta di figli e figliastri, andrebbe aggredito per l' infelicità del suo spot ben più di quanto non lo sia stata la Lorenzin per quelli sulla fertilità. Intendiamoci, è tutto vero: gli stipendi degli italiani sono bassi, i più bassi d' Europa se commisurati al costo della vita e alla produttività dei nostri lavoratori, e malgrado siano gravati da una pressione fiscale tra le più alte e da pesanti contributi. Ma bisognerebbe cambiare la situazione, anziché farsene vanto per il mondo.

Non fosse che ormai la classe politica ci ritiene, e conseguentemente ci tratta, come un punching-ball, capaci di incassare qualsiasi cosa. Perfino il fatto che siano le nostre tasche a ripianare i buchi fatti dalle banche dopo aver venduto ai risparmiatori e a loro stesse prodotti spazzatura e aver usato i restanti denari per finanziare amici, parenti e raccomandati incapaci di restituire i debiti, garantire ai banchieri vite da sultani o imbarcarsi loro stesse in catastrofiche acquisizioni. Ogni riferimento a Veneto, Etruria, Mps, è puntualmente casuale. Se infatti i correntisti italiani pagano le commissioni più alte d' Europa sulle operazioni bancarie, la ragione è che i nostri istituti si sono dovuti tassare per finanziare i fondi chiamati ad acquistare i crediti inesigibili della banche altrimenti votate al fallimento, e come prevedibile hanno scaricato sulla clientela i costi dell' operazione.

Risultato, il cittadino, lavoratore, correntista, risparmiatore si sente sempre più colto da sindrome d' accerchiamento. Lavora, viene salassato e quel che riesce a salvare gli viene bruciato, da chi dovrebbe invece custodirne il tesoretto, in spericolate operazioni finanziarie o, nella migliore delle ipotesi, lentamente eroso da clausole e costi nascosti. Così, anche se per miracolo lo spot del sottosegretario Scalfarotto riuscirà ad attirare qualche investitore, il rischio è che, una volta arrivato qui, lo straniero non trovi nessun italiano su cui valga la pena di puntare perché i migliori, o anche solo chiunque abbia potuto farlo, se ne saranno andati da un pezzo. Come dimostrano i dati secondo cui, malgrado le ondate di immigrati e di profughi che si riversano a centinaia sulle nostre coste, l' Italia registra da anni più uscite che ingressi. Sia che a emigrare siano lavoratori senza occupazione dignitosa sia che si tratti di pensionati a cui l' assegno non basta per vivere decorosamente nei nostri confini. E chi non va all' estero per campare, ci finirà per sfuggire al disagio di essere italiano.

Avanti così, saremo costretti ad andare il più lontano possibile dalle nostre radici per realizzarci, vivere da uomini liberi e poter trovare noi stessi.

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • maxdemax

    maxdemax

    04 Ottobre 2016 - 18:06

    E' evidente che non è in bolla, e non ha nessun contatto con il mondo reale. Abbiamo un fisco super vorace, studi di settore che non stanno in piedi, l'inversione della prova, controlli e multe salatissime per qualsisi virgola fuori posto, le tasse le paghi 105% in anticipo, l'IVA te la danno indietro solo se hai una fideiusine, se chiedi l'iva indietro aspettati un controllo-con mlta.INFERNO FISC

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  • Lippolino

    03 Ottobre 2016 - 18:06

    5 anni fa ho lasciato l Italia e lavoro in Uk Paese democratico ben governato Qui i magistrati non fanno politica Le tasse sono umane e tutti le pagano La TV non è serva del potere di sinistra L economia va bene Gente contenta va in vacanza 2/3 volte all anno E non esiste uno sparaballe usurpatore come Renzi Né un ex presidente che dice cosa fare . Venite qui se potete

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  • ernesto1943

    03 Ottobre 2016 - 12:12

    siamo in piena decadenza.con questi al governo non ci rialzeremo più.

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