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Il caso

Filippo Facci: Occhio, se l'immigrato convive non lo espelli più

19 Ottobre 2016

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Filippo Facci: Occhio, se l'immigrato convive non lo espelli più

I nemici delle unioni civili, questa volta, avranno un formidabile asso nella manica per tornare ad attaccare la Legge Cirinnà (n.76/2016) e cioè quella che appunto codifica le unioni civili e le convivenze di fatto. Niente di ideologico: il rischio, infatti, è che una massa di immigrati irregolari possa ricorrere a questa Legge per evitare di essere espulsa dall' Italia, anche se si trovasse in carcere per gravi reati.

Ieri, infatti, la Prima sezione della Cassazione ha depositato una sentenza che ha tutta l' aria di voler fare giurisprudenza: dice che il "contratto di convivenza" già previsto dalla legge Cirinnà ha il potere di bloccare l' espulsione di immigrati che per esempio si trovino in galera e debbano scontare una pena residuale. Prima non era così, ma ora sì.

L' antefatto è questo: un immigrato irregolare, tempo fa, si trovava in carcere quando il tribunale di sorveglianza di Torino aveva evidenziato l' obbligatorietà di una sua espulsione dal Paese: la legge, infatti, prevede questo espressamente «quale misura sostitutiva da applicarsi nell' ultimo biennio di pena ai condannati privi di titolo di soggiorno».

«MORE UXORIO» - Ma l' immigrato aveva fatto ricorso in Cassazione, e quindi documentato «di vivere da tempo in Italia con il suo nucleo familiare originario» e segnatamente «di convivere more uxorio con una cittadina italiana». Sino a ieri, va detto, l' orientamento della giurisprudenza stabiliva che una semplice convivenza non impedisse l' espulsione: ma che succede ora? «L' applicazione normativa non può ignorare» la nuova legge Cirinnà, «giustamente accolta dall' opinione pubblica, dagli operatori e dai teorici del diritto come disciplina epocale, con la quale sono state riconosciute dall' ordinamento statuale, e disciplinate positivamente, le unioni tra persone dello stesso sesso e, con esse, anche quelle di fatto tra eterosessuali». Sono parole della Cassazione. E lo sono anche queste: «Con tale nuova regolamentazione» si intendeva «parificare» la nozione di «coniuge» con quella di «persona unita civilmente»: a ciò serviva l' introduzione del contratto di convivenza a fianco del matrimonio - dice la Corte nell' enunciare un principio di diritto e nell' interpretare la legge come ritiene consono. Unica condizione: basta che l' unione civile o il contratto di convivenza sia in corso nel momento in cui un tribunale chiede l' espulsione di un immigrato irregolare. È sufficiente questo.

EFFETTO CIRINNÀ - Insomma: basta un semplice contratto di convivenza (che la Corte equipara all' unione civile e quindi al matrimonio) per bloccare l' espulsione di un clandestino che pure avesse commesso gravi reati, e che perciò sia già in carcere. E se è vero che la regola valeva già per il matrimonio, è anche vero che accedere a un contratto di convivenza è estremamente più semplice, veloce, meno impegnativo per chi lo stipula: li hanno creati per questo, i contratti, ma d' altro canto potrebbe diventare più semplice stipularne di farlocchi e che divengano perciò solo un viatico per guadagnarsi, da pregiudicati, la sospirata cittadinanza italiana. Ottenerla, dal lontano 1861, non è mai stato così facile.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • umberto2312

    20 Ottobre 2016 - 06:06

    Ma come fa la Boldrini a "convivere " con tanti parassiti?

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  • machian45

    19 Ottobre 2016 - 21:09

    .... e il "disegno" continua"......!!

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  • lupoclauss

    19 Ottobre 2016 - 20:08

    Vergognoso governo illegittimo, vergognoso parlamento di "nominati". I peggiori della storia italiana ! Rappresentano se stessi e difendono solo i loro interessi.

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