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Filippo Facci: case e e chiese

1 Novembre 2016

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Filippo Facci: case e e chiese

Conoscevo gli italiani casa e chiesa, non chiesa e casa. Ma non serve essere anticlericali per chiedersi se non stiamo esagerando (forse) con i pianti e i preventivi per danni alle chiese, per le crepe nei campanili, per i crolli delle basiliche già simboli della cristianità eccetera: anche all' italiano più artisticamente sensibile, uno che magari sia impiegato ai Beni Culturali, vorrei chiedere se avrebbe più urgenza di restaurare la Basilica di Norcia - dove non abita nessuno - o il tetto di casa sua, così da smettere di vivere in una tenda con moglie e figli.

È chiaro che a fare il giro del mondo sono le immagini devastate di un patrimonio che riporta alle nostre radici e alla nostra identità e alla nostra storia, è chiaro che i turisti vengono a visitare gli antichi borghi e non una schiera di casette di legno costruite in Alto Adige: non fatemi dire queste cose ovvie. Ma al centesimo articolo di giornale che invoca anzitutto i fondi per ripristinare i simboli del monachesimo benedettino, beh, mi chiedo se uno sfollato abbia pagato le tasse tutta la vita perché un tetto sulla testa ce l' abbia prima lui o prima Santa Maria Argentea. Ci sono più di 40mila sfollati da assistere tra Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria, di cui solo 3mila nella Norcia della famosa basilica: prima loro, grazie. Prima i simboli del presente, poi quelli del passato. Quanto al Vaticano, ora sa che farsene dell' 8 per mille.

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