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Giudizio tombale

Vittorio Feltri: "Vi dico io chi sono davvero i cinesi". Inter e Milan nel panico

3 Novembre 2016

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Vittorio Feltri: "Vi dico io chi sono davvero i cinesi". Inter e Milan nel panico

Ho sempre avuto stima dei cinesi. Molti anni fa, oltre venti, Giorgio Forattini, principe dei vignettisti, mi chiese di ricevere in redazione una studentessa pechinese che frequentava l’Università di Bologna ed era bisognosa di guadagnare qualche soldo. Obiettai: scusa Giorgio, dirigo un giornale italiano, che incarico posso affidare a una ragazza orientale di lingua completamente diversa dalla nostra? Mi rispose che la fanciulla era intelligente e se la sarebbe cavata. Perplesso, le accordai un appuntamento. Lei si presentò indossando abiti tipici del suo Paese. Alta, bella, si chiamava I, proprio I, come la vocale, il nome più breve della terra. Mi disse che era pronta a scrivere.

La faccio breve. Incredulo, le commissionai un articolo sul funzionamento delle scuole elementari della sua città. Non fece una piega. Si ritirò nella stanza riservata ai collaboratori e un’ora e mezzo più tardi bussò alla mia porta e mi consegnò l’elaborato. Lo lessi con curiosità e con grande stupore constatai che, eccetto alcuni errori grammaticali, era non solo perfetto ma conteneva tutte le informazioni che desideravo. In quel momento capii che i cinesi erano in procinto di divorarci. Se una che da due anni soltanto vive in Italia è già in grado di esprimersi correttamente nel nostro idioma, vuol dire che lei e i suoi connazionali hanno non una, ma due o tre marce in più. Non sbagliavo. I scrisse vari articoli per me, adeguatamente retribuiti. Poi, una volta laureata, rientrò in patria e più avanti seppi che era diventata caporedattore della maggiore televisione di Hong Kong. Aveva avuto due bambini e di tanto in tanto mi telefonava. Ora non più.

Sono trascorsi vari lustri da questa mia esperienza e i cinesi se non sono diventati padroni del mondo, poco ci manca. Milano, per esempio, è piena di persone con gli occhi a mandorla e nessuno si sogna di avere nei loro confronti atteggiamenti di intolleranza. Lavorano più di noi, si danno da fare in ogni settore, pagano sull’unghia ciò che acquistano e godono del rispetto generale. Insomma, sono brava gente, in linea di massima.

Ormai nel campo tessile essi dominano e non solo in quello. Ma ciò che più sorprende è che, con sconfinata presunzione, si sono buttati anche nel calcio, sport nel quale pensavamo di non essere espropriabili. E invece si sono pappati le due squadre milanesi, tra le più importanti della nostra patria, prima l’Inter e poi il Milan. E qui viene il brutto. Difatti, mentre nelle attività economiche, industriali e commerciali, svettano, nel pallone gli orientali non hanno ancora combinato nulla di buono, come si evince dalla posizione di classifica dei nerazzurri, da parecchio tempo annaspanti e costretti ogni due per tre a cambiare allenatore, benché abbiano un organico invidiabile. Lo stesso si può dire del Milan, anche se Montella ha compiuto qualche miracolo e sia riuscito a mascherare le lacune del club.

Attenzione, cinesi e similari però in ambito calcistico sono pressoché degli esordienti e bisogna comprendere la loro scarsa dimestichezza con la materia. Quando si saranno impratichiti, il che avverrà presto perché imparano in fretta, temo che ci porteranno via anche le pedate. Frattanto, sfoghiamoci e prendiamoli pure per i fondelli. Ma senza esagerare. Perché questi signori giunti da lontano avranno dei difetti, ma anche un pregio che avevamo e non abbiamo più: la voglia di sgobbare e di sfondare. Noi invece siamo stati sfondati. 

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • filipanda

    04 Novembre 2016 - 12:12

    Tutto corretto, però....sono pericolosi,hanno volontà di "dominare",sono, "imperialisti" e se sono cresciuti tanto, è perchè, come el solito, la Finanza.l'imprenditoria occidentale e tutti i vizi delle nostre razze (chiamiamole pure degenerazioni) abbiamo scelto la via più corta,tagliare il nostro benessere per cederlo a loro. Il marciume nostro, prevale sul buon senso, paghiamo quello che siamo.

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