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Filippo Facci: temono la giustizia più del terremoto

4 Novembre 2016

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Filippo Facci: temono la giustizia più del terremoto

Schema: c' è un terremoto, c' è chi lucra sulla ricostruzione e allora fanno una legge sulla trasparenza; poi c' è un altro terremoto, si accorgono che la trasparenza rallenta la ricostruzione e allora disboscano la legge sulla trasparenza; poi c' è un altro terremoto, qualcuno lucra e si ricomincia. Il punto è che una ricostruzione veloce e anche trasparente non può esistere, anche se politici e giornalisti continueranno a invocare maggior trasparenza (applauso) e una maggior efficienza e celerità (altro applauso) e cioè, traduzione, roba che è come il diavolo e l' acqua santa.

I periodici deliri sulla corruzione si traducono infatti in sempre nuove leggine e regolamenti burocratici che avvolgono il corpaccione italiano come i lacciuoli di Gulliver; a questo si aggiunge il terrore dei singoli che, per declinare ogni responsabilità, moltiplicano la richiesta di certificazioni a soggetti che si moltiplicano a loro volta. Il risultato è una burocrazia mostruosa, e chi cerca di fottersene e sceglie di esporsi (qualche sindaco o capo della Protezione civile, per esempio) si becca gli avvisi di garanzia. Gli scandali poi scoppiano lo stesso, anche perché, aumentando i passaggi, aumentano i margini di discrezionalità e le possibilità di corruzione. La soluzione è fare come gli Stati normali: si procede celermente, in efficienza e deregulation, correndo il rischio fisiologico che, dove ci sono soldi, cercheranno d' infilarsi ladri e profittatori. Lo Stato cercherà di intercettarli e arrestarli, punto.

di Filippo Facci

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