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Il dibattito surreale davanti al caffè

L'ultima mania dalla barista al netturbino: sono tutti esperti di Costituzione

16 Novembre 2016

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L'ultima mania dalla barista al netturbino: sono tutti esperti di Costituzione

Lo zenith del grottesco è stato alle 8 del mattino, in uno dei tanti caffè dell' hinterland milanese la cui variegata fauna ricorda quella del bar di Guerre Stellari. Nell' angolo, il mio immobiliarista solitamente immerso nella Gazza dello Sport staccava, con zelo monacale, le pagine del Corriere della sera sulla rimodulazione della navetta parlamentare; il pescivendolo col grembiule schizzato di nero di seppia dialogava col benzinaio sulla riduzione dei numero dei senatori; la parrucchiera, evitava per una volta, di evocare le tinture e i riverberi delle meches e chiedeva al farmacista lumi sulla «clausola di supremazia» («ma se mi aprono una centrale nucleare, sotto il negozio, la Regione non può dire nulla?»). Infine il barista. Una simpatica capra che di solito, blatera di calcio e di gnocca, e che stavolta, versandomi il caffè, mi approcciava con: «Oh, dutur, ma l' ha visto su La7 il Travaglio contro il Renzi sulla "schiforma"?». Lì ho capito il quadro surreale dell' insieme. Questo referendum ci sta trasformando, all' improvviso, da un popolo di commissari tecnici della Nazionale a un popolo di costituzionalisti. Perfino mio figlio di cinque anni è arrivato a chiedermi chi fosse Valerio Onida. Gli ho sequestrato le figurine delle Tartarughe Ninja per una settimana. Ma non è colpa sua. Il quesito costituzionale del 4 dicembre di cui l' uomo comune non capiva -e continua a non capire- una beata cippa- s' è trasformato, gradualmente, in una sorta di perversione sociale, in un' ordalia pop.

Un giudizio di Dio in cui tutti «gastroenterologi, oftalmologi, docenti di università on line, scrittori specializzati in letteratura post-adolescenziale, direttori di tourism management, emeriti di elettrotecnica, emeriti di comunicazione elettrica, microbiologi, giornalisti» (scrive il giornalista Maurizio Pagliassotti) firmano manifesti per il «Sì» o per il «No».Todos costituzionalistos. Perfino emeriti laureti in Scienze Politiche come Quagliarello o in Economia come Brunetta ora sono spacciati per costituzionalisti. In tv Mentana e Vespa hanno fatto proseliti e tengono sempre un presidente emerito della Consulta in freezer, da scongelare all' occorrenza per i talk. In libreria si ingrossa l' onda anomala del dibattito, dei saggi pro e contro la riforma della Sacra Carta spinta da Napolitano, arenatasi con Enrico Letta, e infiammatasi con Renzi il quale qui rischia politicamente la cotenna. Titoli ripetitivi fino all' orchite sono diventati per l' editoria italiana il mantra del momento.

C' è l' editore Laterza che scomoda Massimo Rubecchi e Maria Elana Boschi con Perchè Sì, ma poi bilancia col vadermecum antirenziano di Zagrebelsky che sgrana articolo per articolo «le forzature procedurali». Il Mulino ti piazza lo storico La questione costituzionale in Italia di Paolo Pombeni, un bacio in fronte alla Costituente. Rubettino ribatte con Italia si cambia del renzianissimo Giovanni Guzzetta che fa il paio con La transizione è (quasi) finita del collega Stefano Ceccanti l' ispiratore della presunta palingenesi costituzionale. Paper First, la casa editrice del Fatto Quotidiano trasforma la sua teoria dello stravolgimento della Carta nell' assai divulgativo Perché No: tutto quello che bisogna sapere sul referendum e contro la schiforma Boschi-Verdini a firma Marco Travaglio e Silvia Truzzi. Che, tra l' altro, proprio perchè scritto da due belle penne è tra i testi più leggibili (ma non condivisibili, per me) in circolazione.

Come leggibile -sicuramente più del farraginoso Democrazia e costutuzione di Stefano Rodotà edito Castelvecchi.- è Tu chiamala, se vuoi, revisione, dizionario in 95 lemmi di Saulle Panizza edito La vela. Eccetera. Sono solo alcuni esempi della tempesta d' inchiostro che ci sta sommergendo fino all' asfissia. Lo scenario m' inquieta. Col quotidiano martellamento mediatico sul referendum, la chiamata alle urne è diventata una feroce chiamata alle armi. Chi scrive ha frequentato con passione il diritto costituzionale. Ma,a questo punto io stesso non capisco, e annaspo nella noia. E nella consapevolezza che qui non si tratta più del merito della riforma, «ma di togliersi dalle balle Renzi, o no». L' analisi non è di D' Alema, ma del titolare della mia palestra. Speriamo che arrivi il 4 dicembre...

Francesco Specchia

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