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Filippo Facci: Mi scuso, ciao

22 Novembre 2016

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Filippo Facci: Mi scuso, ciao

Dovrebbe riformare anche le scuse, questa modalità liquidatoria e autoassolutoria che serve - oggigiorno, almeno - a dire qualsiasi cosa e a farla franca, anzi peggio: spesso le scuse sono un' offesa fatta due volte, perché costringono i media a tornare su una questione e quindi su un insulto. Nei giorni scorsi abbiamo avuto Renzi che si è scusato per aver definito «accozzaglia» il fronte del No, De Luca che si è scusato con la Bindi, si passa allo sport dove tutti si scusano per evitare squalifiche, poi alla cronaca dove la bulletta si scusa con la coetanea dopo averla schiaffeggiata e filmata: ma chi ci crede, che messaggio resta? Resta che basta una parolina a costo zero buttata lì nel marasma mediatico, roba che quasi mai è conseguenza davvero di irruenza, di parole dal sen fuggite, di una situazione sfuggita di mano: è sempre tutto calcolato o insincero, soprattutto in politica. C' è gente che prepara discorsi, magari li scrive, rilascia interviste per niente rubate, insomma parla e fa in piena consapevolezza: è chiaro, poi, che ha detto delle cose perché voleva dirle, è chiaro che l' ha fatto in un teatrino di cui le scuse fanno eventualmente parte. L' alternativa è che siano degli interdetti, degli incapaci di controllare impulsi e linguaggio, gente da allontanare da posti di responsabilità: altro che rappresentanti del popolo. Scusarsi significava pagare pegno: oggi costa zero e vale zero. Basta dire: mi scuso, ciao.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • robrum

    22 Novembre 2016 - 20:08

    Non è che adori Facci, ma questa volta dice una cosa sensata.

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