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Il futuro della Lega

Paragone: Perché Salvini rischia di venire fregato da Grillo

4 Gennaio 2017

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Paragone: Perché Salvini rischia di venire fregato da Grillo

Con questa mossa dell’italianità, Beppe Grillo fregherà ancora una volta voti a Matteo Salvini. E per il leader della Lega non resterà altro percorso che baciare la pantofola berlusconiana per non restare ai margini; esattamente come gli aveva detto Bossi.

Ho ascoltato attentamente il discorso del leader pentastellato per capire il senso che intende dare al movimento in un anno cruciale per la politica italiana. L’ho ascoltato facendo lo slalom tra iperboli, provocazioni e forzature (il nuovo codice etico è di oggi ma resta una forzatura, perché troppo cucita addosso alla Raggi in odor di avviso di garanzia. Dicono). Ebbene, penso che il vecchio Beppe ci stia prendendo ancora una volta nel senso che ha capito come aumentare un bottino elettorale già pesante, soprattutto nel caso in cui la legge elettorale dovesse virare verso il proporzionale. Una tale scelta infatti penalizzerebbe il suo principale competitor elettorale, cioè Salvini, nel senso che quest’ultimo avrebbe un peso ridotto e perciò meno conveniente sul mercato elettorale per chi volesse un’alternativa a Renzi.

Identità e immigrazione sono le due corsie dove la gara si farà pesante. Italianità contro «europeità»: anche Salvini sta pensando a questo gioco degli opposti ma è in ritardo e soprattutto rischia di non guadagnare ciò che egli vorrebbe.

A quindici anni dal varo dell’euro e a venticinque dal trattato di Maastricht, Bruxelles diventerà sempre più un problema piuttosto che una risorsa. Il Movimento Cinquestelle è il partito che l’establishment internazionale vede come un pericolo più della Lega di Salvini (il quale nel caso di una sconfitta della Le Pen subirebbe un danno pesantissimo) proprio in quanto antagonista del Pd renziano. Grillo avrà gioco facile nel bloccare nel perimetro europeo l’ex premier, come a dire: «Lui è uno di loro». Certo, è la stessa cosa che va dicendo Salvini nei comizi ma il suo peso specifico resta ridotto perché quest’ultimo resta un leader localizzato (diverso da local). E penso anche che - come dicevo - la svolta italiana non gli riuscirà; intanto per le spaccature interne e poi per la diffidenza del Sud. I Cinquestelle al centrosud i voti li hanno. E ne hanno anche al nord, per quanto sarà proprio qui che dovranno crescere soprattutto in termini di personalità; ed è strano visto che la Casaleggio & Associati ha trazione milanese. Il Grillo che si avvolge nella bandiera italiana è già troppo avanti rispetto a un Salvini che con quella bandiera ha fatto tutto e il contrario di tutto.

Cosa resta allora al leader leghista? Due opzioni. La prima è sperare nei passi falsi del M5S (tipo questa virata sul nuovo codice etico rispetto agli indagati o altri inciampi capitolini; su questo la stampa gli darà una mano…); la seconda è trovare lo spazio per un accordo con Berlusconi, il quale pure a mezzo servizio è il leader del centrodestra con cui Renzi cerca un accordo sulla legge elettorale. Salvini non potrà più forzare la mano col Cavaliere (Bossi glielo disse…) perché una fuga solitaria col proporzionale non porta da nessuna parte. Il leghista ha perso troppo tempo a svuotare il mare col cucchiaio; così oggi si ritrova nella parte del criceto che corre da solo nella ruota della gabbietta, con Grillo nella parte del serpente che si sta intrufolando dentro.

Ps. Ci sarebbe un altro scenario che scompiglierebbe tutto: Grillo accetta un accordo con Salvini in un parlamento di tipo proporzionale… Ma pensarlo oggi non conviene a nessuno dei due. Eppure sarebbe la quadratura del cerchio.

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • filen

    filen

    05 Gennaio 2017 - 17:05

    I grillini sono un po troppo altezzosi per abbassarsi a dialogare con la lega e questo dispiace perché finalmente si farebbe piazza pulita di tutto il marciume che hanno fatto i kompagni komunisti

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  • nick2

    05 Gennaio 2017 - 16:04

    Paragpnei, Salvini si esprime a slogan e beceri luoghi comuni per solleticare la pancia ai poveracci suoi adulatori, ma é segretario di un partito che ha governato (gettandoci nel baratro) per 10 anni, Grillo è un megalonane a capo di un movimento organizzato alla Scientology. Se dovessero vincere le elezioni credi davvero che avrebbero i coglioni per uscire dall'Europa e dall'euro, per abbandonare l'occidente e gettarsi fra le braccia di Putin, come sperano gli ingenui loro elettori? Non prendiamoci per il culo, per favore!

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  • wilegio

    wilegio

    05 Gennaio 2017 - 00:12

    Non condivido quasi niente di quanto lei scrive, caro Paragone. Perché scrive che "anche Salvini sta pensando a questo gioco degli opposti ma è in ritardo"? Salvini sulla immigrazione e sul no all'europa sta insistendo da molto prima di grillo, e con molta più coerenza. Credo che il M5S uscirà dall'esperienza romana con le ossa rotte e molto ridimensionato. Con qualsiasi legge elettorale.

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